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Quattro Borghi nel Lazio misteriosi ma affascinanti da visitare assolutamente

Quattro Borghi nel Lazio misteriosi ma affascinanti da visitare assolutamente

Il Lazio, terra di ricchezze culturali e paesaggi suggestivi, ospita quattro borghi che meritano di entrare nella vostra lista di mete imperdibili. Con stradine medievali e panorami pittoreschi, esploriamo insieme questi luoghi che vi immergeranno in un’atmosfera unica e autentica.

Quattro Borghi imperdibili nel Lazio 

 

Vitorchiano: Il borgo sospeso della Tuscia

Immerso nel cuore della suggestiva Tuscia, Vitorchiano cattura l’attenzione con la sua integrità architettonica e paesaggistica. Situato a breve distanza da Viterbo, questo affascinante borgo storico nel Lazio si distingue per le sue abitazioni che, come per magia, sembrano abbracciare lo sperone di roccia vulcanica su cui sorgono, meritandosi il titolo di “Borgo Sospeso”. Celebrato come uno dei borghi più affascinanti d’Italia, Vitorchiano ha saputo preservare nel tempo il suo centro storico, un vero scrigno di autenticità e bellezza. Il borgo vanta diverse attrazioni, tra cui la Statua di Marzio, eretta in Piazza Umberto I. Quest’opera, realizzata in peperino nel 1979 dallo scultore Luigi Fondi, commemora l’eroico gesto di Marzio, un pastore vitorchianese che avvertì Roma di un attacco etrusco. Altre tappe imperdibili includono la suggestiva Porta Romana e la cinta muraria, autentici specchi del passato medievale di Vitorchiano. Perdersi tra le strade del centro storico, come Via Arringa e Via Arriosto, permette di scoprire angoli suggestivi e dettagli curati che raccontano la storia millenaria di questo affascinante borgo.

Celleno: il borgo fantasma

Celleno, posizionato tra i Laghi di Bolsena e Alviano, è un antico borgo diventato uno dei borghi fantasma più suggestivi d’Italia. Con radici che risalgono alla civiltà etrusca, Celleno ha vissuto un destino avverso, colpito da epidemie, frane e terremoti che hanno portato alla sua abbandono. L’esplorazione di Celleno inizia dall’Antico Borgo, situato su uno sperone di tufo che si affaccia sulla valle. Qui, è possibile esplorare il Castello Orsini, circondato da un fossato, e ammirare la Chiesa di San Carlo. Il borgo offre anche panorami mozzafiato sulla Valle dei Calanchi. Eventi come il presepe vivente durante il periodo natalizio e la Sagra della Ciliegia a giugno rendono la visita di Celleno ancora più affascinante.

Calcata: Il borgo degli artisti

Calcata, un bellissimo borgo medievale nella provincia di Viterbo, è la meta ideale per chi cerca una fuga artistica e storica. Abitato principalmente da artisti e comunità hippie, Calcata è circondata dal verde del Parco Valle del Treja. Il borgo offre un’esperienza unica, con le sue strade pittoresche, botteghe artigiane e studi d’artisti. Se vi trovate qui dovete assolutamente fare una tappa alla sala da tè della signora Gemma, dove è possibile scegliere tra 500 teiere e 101 tipi di tè, godendo di una vista panoramica dalla terrazza.

Ronciglione: il “Borgo dei Borghi” 

Ronciglione, vincitore del titolo “Borgo dei Borghi” nella trasmissione Kilimangiaro di Rai 3, è un piccolo borgo medievale nella provincia di Viterbo. Attraversare il Borgo di Sotto con i suoi vicoli deliziosi e visitare la Casa Museo della Venerabile Mariangela Virgili sono solo alcune delle attività imperdibili. Il quartiere medievale di Ronciglione è un viaggio nel tempo, con la Chiesa di Santa Maria della Provvidenza, la Fontana degli Unicorni, e il Duomo che raccontano la storia del borgo. Via Roma e i palazzi rinascimentali mostrano l’impronta dei Farnese, trasformando Ronciglione in un centro industriale nel XVII secolo. E non possiamo dimenticare che Ronciglione è la terra dove è nato e cresciuto Marco Mengoni. Lungo le vie acciottolate del borgo, i testi delle sue emozionanti canzoni si fondono armoniosamente con l’atmosfera, regalando un’esperienza unica che coniuga il patrimonio storico con l’espressione artistica contemporanea.

Questi quattro Borghi nel Lazio rappresentano alcune tra le più belle perle architettoniche di questa magnifica Regione.

Cascata di Cannavina: un tuffo nell’armonia della natura

Cascata di Cannavina: un tuffo nell’armonia della natura

Alla scoperta della valle del Savuto: un’avventura tra verdi sentieri storici, incantevoli cascate e la bellezza segreta della Cascata di Cannavina

Se sogni una fuga immersa nella natura e nella storia, la Valle del Savuto con la sua maestosa Cascata di Cannavina si presenta come la meta ideale. Situata nella provincia di Cosenza, questa affascinante vallata offre panorami mozzafiato, testimonianze archeologiche e radicate tradizioni locali.

Il fiume Savuto, che conferisce il suo nome alla valle, origina dalle maestose montagne della Sila e sfocia con grazia nel Mar Tirreno. Lungo il suo percorso, ti aspettano incantevoli panorami di boschi lussureggianti, cascate scroscianti, fiumi sinuosi e antichi borghi che conservano intatto il fascino di un’epoca passata. Conosciuto dagli antichi greci come Ocinarus e dai romani come Sabbatus, il fiume ha svolto un ruolo cruciale in importanti eventi storici.

Tra le gemme della Valle del Savuto, spicca la Cascata di Cannavina, un vero capolavoro naturale che si tuffa da un’altezza di 15 metri in un’acqua cristallina e rinfrescante. La cascata, quasi nascosta tra le rocce, è accessibile attraverso un sentiero agevole, adatto anche ai più piccoli (sebbene non consigliato per passeggini).

Per esplorare ulteriori tesori della valle, ti consigliamo di seguire i sentieri indicati dall’associazione Trekking Savuto Sila, impegnata nella manutenzione e nella segnaletica lungo il fiume.

Tra le opzioni proposte, spiccano tre percorsi principali: il sentiero “Tra Storia e Leggenda”, che inizia a Rogliano e raggiunge la Cascata di Cannavina e il Ponte di Tavolaria  ( costruito al tempo in cui la Calabria fu sotto il dominio spagnolo e risale al 1592 ) su una distanza di circa 5 km; il sentiero “Wild Savuto”, che forma un anello di circa 12 km attraverso boschi e torrenti; e il sentiero dei “Tre Ponti”, un percorso di 20 km che attraversa tre storici ponti, offrendo un’esperienza memorabile tra la storia e la natura della Valle del Savuto.

Mandatoriccio, il piccolo borgo calabrese dove il tempo si è fermato

Mandatoriccio, il piccolo borgo calabrese dove il tempo si è fermato

Un paesino nascosto nel cuore della Calabria jonica, dove vecchie tradizioni e accoglienza tipica del Sud vanno a braccetto

Ci troviamo in una piccola località calabrese in provincia di Cosenza ed affacciata sullo Jonio, poco conosciuta ma non per questo poco bella, tranquilla e interessante per la sua storia e per il suo mare: Mandatoriccio.

Un accenno di Storia

La storia di Mandatoriccio è un po’ diversa dal solito, poiché sembra essere una località fondata agli inizi del XVII secolo da Teodoro Mandatoriccio proveniente da Crosia, ma è stato scoperto, grazie ad alcuni ritrovamenti di reperti archeologici rimasti nella cittadina, che già in epoca precedente era un luogo abitato. Nonostante i ritrovamenti, il nome del fondatore è rimasto immutato per questa simpatica località che sembra derivi dal latino o dal greco come il padrone di una mandra.

Mandatoriccio diventa una zona fortificata con il suo castello di proprietà della famiglia omonima fino quasi alla fine del XVII secolo, per poi diventare nel tempo una università francese sotto il governo di Cariati a cui fu sottratta la limitrofa ancora più piccola località di Pietrapaola (di cui parlerò poi). Seppur piccola, Mandatoriccio insieme alle altre del Regno d’Italia fece la sua parte nelle vicende nazionali e storiche riprendendosi lentamente Pietrapaola agli inizi del secolo scorso.

Mandatoriccio si è formata lentamente, grazie a tutti coloro che fuggendo i pericoli dei pirati e dalle montagne circostanti arrivavano qui per vivere in pianura e in tranquillità; i vari contadini e allevatori che transitavano spesso si fermavano nella piazza principale, ora Piazza Garibaldi, o dietro la Chiesa dell’Addolorata per poi proseguire verso la Sila o verso il basso per rifocillarsi durante il cammino.

Nel 1783 un violento terremoto colpì un’ampia zona della Calabria partendo dalla Sicilia, le scosse furono molto forti e l’Italia meridionale fu colpita tanto da rimanere nella storia;
alcune località vennero distrutte e ricostruite, tra cui Mandatoriccio, che si trovò a combattere anche con violenti maremoti.

Cosa vedere a Mandatoriccio

Sebbene non più in piedi dalla sua costruzione che risale alla fine del XV secolo, esistono alcuni ruderi dell’ormai scomparso Castello di Mandatoriccio, che doveva essere dotato di un ponte levatoio e quattro torrioni, a difesa dai Turchi, così come alcuni resti delle mura megalitiche che si possono vedere intorno alla cittadina; ben visibile è il torrione, dove al suo interno ora ha sede il Municipio. Proprio attorno a questa fortezza il popolo di Mandatoriccio si stabilì e rimase a vivere in maniera più tranquilla.

La Chiesa della Madonna Addolorata è una costruzione mutata nel tempo, con una forma irregolare. La varietà di materiali usati per la sua edificazione dimostra quante modifiche siano avvenute dalla sua nascita.

Il mare e la spiaggia

Se Mandatoriccio si trova leggermente in alto rispetto al mare, c’è da dire che la parte bassa, Mandatoriccio marina, ha un mare bellissimo, di una trasparenza e incantevole limpidezza;
le sue spiagge sono di sabbia fine e chiara, molto ampie e tanto tanto lunghe. Fare il bagno in queste acque equivale a fare il bagno in piscina, tanto è chiaro questo mare.

Come si vive a Mandatoriccio

La gente che si incontra a Mandatoriccio non è tanta, anzi diciamo che ora è rimasto attivo solo un negozio dove si trova di tutto. Da Franco infatti si può acquistare dal rasoio al pane, perché è davvero l’unica attività rimasta aperta; certo non manca il bar e nemmeno la chiesa, ma il mio incontro con Franco è stato interessante.

Franco mi ha raccontato un po’ della storia del paese, di chi è andato in cerca di fortuna tanti anni fa e ancora deve tornare, di chi invece credeva di trovare di meglio fuori di lì e invece è tornato a casa. A Mandatoriccio ci sono tante case, alcune sembrano abitate perché hanno le imposte aperte ma invece sono vuote, e alla mia domanda curiosa Franco mi ha risposto sorridendo che è per intimorire i ladri.

Posso dire che questo paesotto mi è piaciuto tanto, mi è piaciuto il panorama che si gode da lassù, mi è piaciuto proprio perché è solo, perché non ha abitanti tanti quanti le case, perché ho toccato con mano cosa vuol dire rimpiangere i paesani andati via, perché seppur triste quelle poche persone anziane che sono lì salutano chiunque passi, e poi grazie a Franco ho capito che la gente, la sua gente, gli manca e nonostante ciò il sorriso non gli è mai mancato.

Il misterioso mondo delle fate del Reventino

Il misterioso mondo delle fate del Reventino

Ci sono storie che aleggiano tra i boschi. Storie e leggende che si tramandano da generazioni in generazioni nate forse per spiegare vicende oscure o per motivare la bellezza di alcuni luoghi. Soprattutto quando incantevoli gioielli della natura spuntano all’improvviso nei più sparuti angoli del territorio. Così avviene anche in Calabria, terra di luoghi “magici” che ipnotizzano per la loro bellezza e rimandano a racconti fiabeschi per descriverne l’origine.
Una di questi luoghi si trova nei boschi del Reventino, area terminale del massiccio della Sila Piccola.
Qui in territorio di Conflenti, nel Lametino, inoltrandosi per i sentieri emerge come d’incanto a “Petra di Fota”, un monolite alto circa 20 metri.
Il fascino fuori contesto e l’imponenza della rupe, ma soprattutto alcune caratteristiche dei suoi lineamenti ne hanno alimentato una leggenda, quella delle fate del Reventino. Osservando attentamente la sommità si denota che la roccia assume la forma di un trono. Sarebbe, secondo quanto si narra in questa parte della Calabria, il trono della regina delle fate che un tempo vivevano quest’area del bosco. E la cavità posta alla base della rupe costituirebbe un’antica e misteriosa grotta chiusa per magia.

Le fate del Reventino, “u monachiallu” e il mito della chiesa inghiottita

La leggenda, nata da queste caratteristiche, racconta che in un tempo remoto le ninfe dei boschi che popolavano la zona decisero di costruire qui una chiesetta. Per questo inviarono “u monachiallu”, un garzone misterioso, che si mise ad assoldare dei muratori per compiere l’opera. Gli uomini iniziarono a realizzare quella struttura ed ogni giorno il garzone portava loro cibi e bevande prelibate – preparati dalle fate – per ringraziarli dell’attività. Tutto sembrava andare nel migliore dei modi, fino a quando gli operai iniziarono a chiedere insistentemente a “u monachiallu” chi avesse preparato quegli squisiti manicaretti. Non potendo tradire le fate, non rivelò l’origine e per questo fu ucciso – in un momento di follia – dai muratori.

Così le fate sparirono come anche il cibo per gli operai – che per questo andarono via – e la chiesetta che stava sorgendo sprofondò sotto terra in un punto che ancora viene chiamata per questo “a fossa da gghiesa”. Stando ai racconti, chiunque si ritrovi in questi luoghi, sentirebbe ancora il suono delle campane di quella chiesetta rimasta incompiuta. C’è chi dice che quelle fate si sarebbero tramutate nelle tante rocce alloctone presenti nella zona, in attesa di risvegliarsi nel momento in cui il Monte Reventino si sarebbe unito a Monte Cocuzzo. Misteri, leggende e fascino che provengono da un luogo che suscita, senza alcun dubbio, forti emozioni.

Alla scoperta della Calabria selvaggia, il Canyon “senza nome”

Alla scoperta della Calabria selvaggia, il Canyon “senza nome”

Il Gran Canyon è sicuramente il più famoso paesaggio del mondo; eppure c’è un pezzetto di Arizona anche in Calabria e che ancora non ha un suo nome.

Se volessimo parlare della Calabria magnifica non basterebbero le pagine di un’enciclopedia. Le bellezze della punta dello stivale non sono sempre note: neanche i calabresi conoscono tutte le attrazioni naturali della loro regione.

Una di queste meraviglie è il Canyon Buttisco, conosciuto anche come Canyon di Rocca Boara. In realtà, un suo nome non ce lo ha ancora. Chi conosce la zona lo ha sempre chiamato così, ma geologicamente non ha una denominazione propria.

Al di là della connotazione scientifica, i curiosi che sono riusciti a inoltrarsi in questo gioiello della natura hanno portato come testimonianza foto e racconti.

Sembra che una parte dei canyon più famosi – quelli americani o africani – abbia preferito il clima mediterraneo. Precisamente tra le colline di San Lazzaro, a Motta San Giovanni, in provincia di Reggio Calabria.

I canyon calabresi: una vera e continua sorpresa

Di questa incredibile realtà ne hanno parlato sia Aspromonte Wild sia l’associazione culturale Mistery Hunters. Aspromonte Wild si occupa di escursioni nel territorio aspromontano, alla ricerca di posti incontaminati e selvaggi, mentre l’associazione di Mistery Hunters è alla ricerca di storie e posti pressoché sconosciuti.

Dall’ennesima esplorazione di Aspromonte wild del 2021 nasce l’itinerario del Canyon del Buttisco, una delle vie d’acqua più affascinanti e suggestive degli ultimi anni, una vera ed inaspettata sorpresa tra le colline di Lazzaro, nel Comune di Motta San Giovanni. L’ingresso al canyon ben nascosto dalla Rocca sovrastante la valle toglie il fiato, una vera ispirazione, da godere con tutti e cinque i sensi impiegando più tempo possibile affinché non sfugga nulla, l’incanto delle forme, le prospettive verticali e i mille odori concentrati in pochi metri circondati da vecchie arenarie strapiene di fossili. Le nostre vie d’acqua continueranno attraverso impluvi per raggiungere l’antica mastra di un mulino e percorrerla fino alla vista della Saitta e del Mulino stesso. Escursione adatta a tutti.”

Mistery Hunters: una nuova scoperta in Calabria ancora senza nome

Ecco di nuovo l’Aspromonte delle sorprese… e che sorprese!!! A Lazzaro, nel Comune di Motta San Giovanni, è da poco stato individuato un canyon costituito da una roccia chiara colore ocra, compatta, liscia, slanciata, elegante. Vecchie arenarie piene di fossili creano forme inimmaginabili: è la natura che trionfa. Sembra di essere in Medioriente oppure in Arizona ed invece siamo in Calabria, in un luogo che ancora non ha un nome certificato, infatti c’è chi lo chiama “Canyon del Buttisco” e chi “Canyon di Rocca Boara”.La zona è abbastanza selvaggia e dunque è meglio andarci con guide qualificate e certificate. Non smette mai di stupire la nostra meravigliosa Calabria con i suoi molteplici e meravigliosi luoghi nascosti.