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Alonissos, l’isola greca più rilassante del mondo

Alonissos, l’isola greca più rilassante del mondo

Altro che Mykonos e Santorini: Alonissos è l’isola greca che nel 2026 conquista i viaggiatori in cerca di relax, natura e turismo sostenibile. Tra mare cristallino, spiagge selvagge, biodiversità unica e ritmi lenti, questa perla delle Sporadi resta lontana dall’overtourism e punta su un modello di vacanza più autentico e rigenerante.

C’è ancora un angolo di Grecia dove non arrivano le orde dei selfie, i beach club rumorosi e i cocktail dai prezzi folli. Si chiama Alonissos ed è stata appena incoronata come una delle destinazioni più rilassanti al mondo per una vacanza estiva nel 2026.
Quest’isola delle Sporadi Settentrionali, ancora poco conosciuta dal turismo di massa, conquista per la sua atmosfera lenta, le spiagge incontaminate, il mare trasparente e un approccio al turismo decisamente più sostenibile rispetto alle mete greche più celebri.
A giugno le temperature si aggirano intorno ai 25 gradi: abbastanza caldo per fare il bagno, ma senza l’afa estrema e il sovraffollamento tipici dell’alta stagione mediterranea.

Secondo un’analisi realizzata dagli esperti di viaggio di Solmar Villas su oltre 160 destinazioni internazionali, Alonissos è la meta ideale per chi cerca una vacanza lenta e rigenerante.
Il motivo? Qui il turismo è ancora contenuto, la vita segue ritmi rilassati e la natura domina il paesaggio. Niente navi da crociera, niente file infinite, niente spiagge trasformate in discoteche all’aperto.
Essendo l’isola più remota delle Sporadi Settentrionali, Alonissos è rimasta fuori dai grandi circuiti turistici che hanno travolto località come Mykonos o Santorini. Ed è proprio questo il suo punto di forza.

Acque trasparenti e biodiversità unica nel Mediterraneo

Uno dei tesori più straordinari dell’isola è il Parco Marino Nazionale di Alonissos, la più grande area marina protetta d’Europa. Un santuario naturale di oltre 2.200 chilometri quadrati dove vivono specie rare e fragili, tra cui la foca monaca mediterranea (Monachus monachus), considerata a rischio critico di estinzione.

Le escursioni in barca permettono di raggiungere isolotti disabitati e baie spettacolari, come Kyra Panagia Monastery, monastero del XII secolo immerso nel blu dell’Egeo.Le acque sono incredibilmente limpide: in alcuni punti la visibilità arriva fino a 50 metri, rendendo l’isola una delle migliori destinazioni greche per snorkeling e immersioni.

Il museo sottomarino tra le esperienze più incredibili della Grecia

Tra le attrazioni più sorprendenti c’è il cosiddetto “Partenone dei relitti”, il sito archeologico sommerso di Peristera, primo museo subacqueo della Grecia. Qui i sub possono osservare migliaia di antiche anfore adagiate a circa 30 metri di profondità, in quello che viene considerato uno dei più importanti relitti commerciali dell’antichità. Un’esperienza che unisce archeologia, mare e tutela ambientale in modo unico nel Mediterraneo.

Spiagge selvagge e natura senza cemento

Le spiagge di Alonissos sono lontane anni luce dagli stabilimenti iper-affollati di molte destinazioni turistiche.

Tra le più belle ci sono:

  • Agios Dimitrios Beach, celebre per la sua forma a corno e il mare turchese;
  • Kokkinokastro, dominata da spettacolari scogliere rosse;
  • Chrisi Milia Beach, una delle poche spiagge sabbiose dell’isola, perfetta anche per famiglie.

L’entroterra è attraversato da oltre 40 chilometri di sentieri escursionistici che si snodano tra pinete, uliveti e calette nascoste.
Un modello di turismo più sostenibile

Negli ultimi anni Alonissos ha puntato molto sull’ecoturismo e sulla riduzione dell’impatto ambientale. È stata infatti una delle prime isole greche a limitare fortemente l’uso dei sacchetti di plastica.

Qui il turismo non ruota intorno ai grandi resort, ma a piccole strutture locali, taverne familiari e attività legate alla natura.
Un modello che sempre più viaggiatori cercano, soprattutto dopo anni di overtourism che hanno trasformato molte mete mediterranee in luoghi congestionati e poco vivibili.

Come arrivare ad Alonissos

L’isola non ha un aeroporto. Per raggiungerla bisogna arrivare via traghetto partendo da Skiathos oppure dalla città portuale di Volos.
Da Skiathos il tragitto dura circa 2 ore e mezza, mentre da Volos si impiegano tra le 3 e le 4 ore e mezza, a seconda del collegamento. In alternativa si può volare ad Atene o Salonicco e proseguire poi con voli interni o traghetti.

La Grecia domina la classifica del relax

Secondo lo studio di Solmar Villas, la Grecia è il Paese migliore del 2026 per chi cerca vacanze all’insegna del relax. Ben il 70% delle prime dieci destinazioni più rilassanti si trova infatti tra le isole greche e la Grecia continentale.
E Alonissos sembra incarnare perfettamente questa idea di viaggio: meno consumo, meno caos, più natura e tempo lento.

Locri, dove lo Ionio incontra i tesori della Magna Grecia

Locri, dove lo Ionio incontra i tesori della Magna Grecia

Locri, sulla costa ionica della Calabria, unisce mare cristallino, Magna Grecia, lungomare e tesori archeologici

Lungo la costa ionica della Calabria, Locri sorprende per la sua doppia anima: da un lato il mare limpido della Costa dei Gelsomini, premiato nel 2026 con la Bandiera Blu, dall’altro una storia antichissima che affonda le radici nella Magna Grecia.

Il nome richiama, infatti, l’antica Locri Epizefiri, colonia greca tra le più rilevanti della Calabria, le cui tracce si possono ammirare ancora oggi a pochi chilometri dal centro: è sufficiente spostarsi dal lungomare verso l’area archeologica per ritrovarsi dinanzi a templi, testimonianze romane, reperti museali e tracce di una civiltà che ha segnato profondamente l’identità del territorio.

Cosa vedere a Locri

Il luogo simbolo della città è il Parco Archeologico Nazionale di Locri Epizefiri, in Contrada Marasà, a circa tre chilometri a sud dell’attuale centro abitato: il sito conserva resti significativi, tra cui quelli del grande tempio ionico, considerato uno dei più rilevanti della Magna Grecia.

Accanto all’area archeologica ecco il Museo Nazionale di Locri, in Contrada Musarà, punto di accesso privilegiato per comprendere meglio ciò che gli scavi hanno restituito nel tempo: al piano terra sono esposti reperti provenienti dalle ricerche più recenti, mentre al primo piano si possono osservare oggetti che raccontano fasi ancora più antiche, dall’Età del Ferro in poi.

Tra le testimonianze più interessanti spicca anche il Teatro romano, in Contrada Pirettina, costruito nel I secolo a.C. sull’impianto di un precedente teatro greco del IV secolo a.C. La sua presenza racconta il passaggio dalla città greca alla fase romana e rappresenta una delle tracce più importanti della romanizzazione di Locri. Poco distante dal museo, fa mostra di sé l’Anfiteatro, altra suggestiva tappa che completa il percorso tra le architetture antiche.

Centro di Locri

Nell’attuale centro, meritano attenzione Palazzo Spinola, edificato nel 1880 in stile rinascimentale e considerato la struttura pubblica istituzionale più grande della Locride, e la Cattedrale, costruita nel 1933 in stile romanico lombardo e sede della diocesi di Locri-Gerace. Il centro storico si sviluppa soprattutto tra Corso Vittorio Emanuele e Viale Matteotti, in un’area impreziosita da palazzi ottocenteschi e dalla presenza di quattro chiese.

Tra i luoghi della memoria cittadina si distingue il Monumento ai Cinque Martiri, in Piazza dei Martiri, eretto in ricordo dei martiri per l’unità nazionale fucilati nel 1847. Da vedere anche la Chiesa di Santa Caterina, risalente al 1843, primo luogo di culto e preziosa testimonianza della storia religiosa locale.

Il lungomare è uno dei punti più piacevoli della città locrese, ideale per una passeggiata con vista sullo Ionio e per concedersi un tuffo nelle acque della Costa dei Gelsomini. Le spiagge dei Greci, dagli ampi tratti di sabbia e dal mare limpido, richiamano già nel nome il profondo legame tra questo territorio e la tradizione ellenica della Calabria.

Dove si trova Locri e come raggiungerla

Locri si trova in provincia di Reggio Calabria, lungo la Calabria ionica, sulla Riviera dei Gelsomini, ed è adagiata tra il massiccio dell’Aspromonte e il Mar Ionio.

Il modo più comodo per raggiungerla è l’auto, soprattutto se si desidera esplorare anche i dintorni. Arrivando dall’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, si può uscire a Rosarno e proseguire lungo la SS 281 Ionio-Tirreno fino a Marina di Gioiosa Jonica. Da qui, bastano pochi chilometri sulla SS 106 Taranto-Reggio Calabria per arrivare a Locri. Da Reggio Calabria il viaggio in auto dura circa un’ora e mezza.

Locri è raggiungibile anche in treno sulla linea Taranto-Reggio Calabria: la stazione ferroviaria è in Piazza Stazione, a breve distanza dal lungomare, il che rende pratico l’arrivo anche per chi preferisce muoversi con i mezzi pubblici e desidera raggiungere comodamente il mare e il centro.

Basilicata segreta: due mari e spiagge nere lontano dal caos

Basilicata segreta: due mari e spiagge nere lontano dal caos

Pinete profumate, sabbia scura e acque trasparenti. Una guida pratica alle spiagge lucane meno affollate, tra Ionio e Tirreno, con consigli utili su come organizzarne la visita.

Due mari diversi, a pochi chilometri l’uno dall’altro, e una promessa: natura protagonista, ritmi lenti, zero assalto. In Basilicata il mare non è fatto di file di ombrelloni, ma di pinete che profumano di resina, arenili larghi e sabbia che scotta appena. Sullo Ionio si distende il regno delle spiagge ampie e dorate; sul Tirreno il paesaggio si fa verticale, tra calette e scogliere. La sorpresa? Una spiaggia di sabbia nera, rara nel Sud non vulcanico, incastonata fra grotte e promontori verdeggianti. È un angolo d’Italia che offre spazio, mare pulito e storia, con un impatto diretto su chi cerca un’alternativa concreta alle località più inflazionate.

Perché la costa lucana sta facendo parlare di sé

Due mari complementari, poca edificazione e un’offerta che mescola spiagge, borghi e archeologia.

La costa della Basilicata è breve, ma unisce mondi diversi. Lo Ionio regala distese di sabbia chiara, fondali dolci e servizi senza eccessi; il Tirreno condensa in pochi chilometri scogliere, grotte e calette raggiungibili a piedi o in barca. La densità di stabilimenti e hotel resta più bassa rispetto a zone limitrofe di Puglia e Calabria, con una sensazione di libertà anche nei mesi di punta. Nel raggio di un breve tragitto si passa dal bagno in acque basse al pomeriggio tra templi della Magna Grecia o vicoli panoramici. È una combinazione che riduce lo stress della pianificazione e permette di vivere giornate piene, ma senza folla.

Ionio lucano: spiagge ampie, pinete e Magna Grecia

Arenili larghi, sabbia dorata e servizi essenziali: litorale ideale per giornate lunghe e famiglie.

L’Ionio lucano alterna lidi larghi a tratti liberi, con pinete che arrivano quasi a ridosso dell’acqua. L’atmosfera è rilassata e i fondali in genere degradano con dolcezza, caratteristica che rende agevoli i bagni e le passeggiate in riva. La minor pressione edilizia rispetto ad altri litorali vicini mantiene intatto il respiro del paesaggio. A fare la differenza intervengono aree naturali e siti archeologici a portata di asciugamano, che trasformano la classica giornata al mare in un’esperienza più ricca. Qui si alternano bagni, sport d’acqua leggeri e incursioni nella storia.

Policoro e Bosco Pantano: mare limpido e zona umida tutelata

A Policoro la spiaggia corre per chilometri, con sabbia fine e chiara e un mare trasparente che scende gradualmente. Alle spalle, la Riserva Naturale del Bosco Pantano introduce un ambiente di canneti, uccelli acquatici e sentieri ombreggiati, perfetto per spezzare la giornata di sole. L’area vicino alla foce dell’Agri è interessante per chi pratica kayak e desidera osservare da vicino un ecosistema umido ancora ben conservato. La presenza di spazi liberi e zone attrezzate mantiene flessibile l’esperienza, anche in alta stagione. La percezione, persino a luglio e agosto, resta quella di un margine di respiro.

Lido di Metaponto: tra bagni e templi della Magna Grecia

Metaponto unisce il piacere del lido a un patrimonio archeologico di primo piano. La lunga striscia di sabbia chiara, intervallata da stabilimenti e spiagge libere, trova alle spalle le rovine dell’antica città greca, con templi e resti che raccontano la storia della colonizzazione ellenica. È facile passare dalla mattina tra mare e beach volley al pomeriggio tra colonne dorate dalla luce bassa. Le acque basse e i servizi diffusi favoriscono una fruizione comoda e ordinata. L’abbinata mare-cultura rende la sosta più varia rispetto ai classici lidi del Sud.

Marina di Pisticci: dune, macchia mediterranea e vento giusto

Tra Policoro e Metaponto, Marina di Pisticci offre uno scenario più silenzioso e verde. La sabbia chiara si alterna a dune coperte di macchia mediterranea, con ginepri e pini che creano ombra naturale e un colpo d’occhio ancora integro. La minore edificazione si traduce in una costa dall’aspetto essenziale, con spazi ampi e poco rumorosi. I venti della zona la rendono apprezzata da chi pratica windsurf e kitesurf, spesso anche fuori stagione. Nei dintorni, tra Nova Siri, Policoro, Marina di Pisticci e Metaponto, si concentra un’offerta di villaggi e resort utile per chi cerca servizi senza rinunciare alla quiete.

Tirreno lucano: Maratea tra grotte, promontori e sabbia nera

Pochi chilometri, grande scenografia: calette, scogliere e un arenile scurissimo diventato icona.

Sul versante tirrenico la Basilicata cambia passo: la linea di costa si fa frastagliata, i promontori scendono a picco e le spiagge si nascondono in piccole insenature. Il riferimento è Maratea, con il porto, il centro storico e una cintura di lidi che alternano sabbia e rocce. Qui l’accesso ad alcune calette richiede un breve sentiero o un passaggio in barca, dettaglio che limita l’affollamento e alza la qualità del paesaggio. L’acqua, spesso profonda e limpida, invita allo snorkeling. In poche ore si può passare dal mare al belvedere del Cristo Redentore, che domina la baia come un faro.

Cala Jannita, la “Spiaggia Nera”

Cala Jannita è la cartolina più famosa: la sabbia scura, di origine vulcanica, crea riflessi unici in contrasto con il blu intenso del mare e il verde della vegetazione retrostante. L’accesso avviene via sentiero o via mare, fattore che preserva un’atmosfera raccolta. I fondali rocciosi, nitidi, la rendono adatta a maschera e pinne e a piccole esplorazioni subacquee. La cornice, stretta tra pareti e macchia, esalta la sensazione di luogo “raro”. È uno di quei lidi in cui il tempo sembra scorrere più piano.

Fiumicello: sabbia chiara e vista sul Cristo Redentore

Più accessibile e vivibile, Fiumicello è una delle spiagge classiche di Maratea. Qui la sabbia è chiara, il mare resta molto trasparente e il profilo di grotte marine e promontori, tra punta Ogliastro e punta Santavenere, incornicia l’arenile. La statua del Cristo Redentore si scorge dalla riva e accompagna la giornata come un segnaposto costante. In primavera e in inizio estate le temperature miti e la luce lunga moltiplicano le possibilità di brevi escursioni in kayak o in barca. La combinazione di facilità d’accesso e scenario naturale la rende una base solida per esplorare la costa.

La Secca e Acquafredda: soste brevi in scenari selvaggi

Nell’area della Secca il Tirreno lucano mostra il suo lato più crudo: rocce scolpite, vegetazione che sfiora l’acqua e trasparenze profonde. Le soste qui si immaginano intense e non troppo lunghe, magari da alternare ad altre calette della costa di Maratea, come Acquafredda. Le acque più profonde privilegiano chi ama la fotografia e i contrasti di colore. Il paesaggio, quasi senza filtri, invita al rispetto dei luoghi e alla fruizione leggera. È un tratto che premia chi cerca scenari rocciosi e poco addomesticati.

Esperienze tra mare, natura e archeologia

Snorkeling sulle scogliere, kayak tra canneti e templi a due passi dall’ombrellone.

Le spiagge lucane non sono solo un posto in cui stendere il telo. Sullo Ionio, tra Policoro e Marina di Pisticci, i venti favorevoli aprono finestre per windsurf e kitesurf, spesso anche oltre l’estate. Navigare in kayak alla foce dell’Agri consente di entrare in un ambiente umido ricco di uccelli e vegetazione, con un ritmo silenzioso lontano dal clamore dei lidi. A Metaponto, lo stesso giorno può mescolare mare e Magna Grecia, fra templi e resti urbani. Sul Tirreno, fondali rocciosi limpidi fanno della costa di Maratea un piccolo paradiso per snorkeling e immersioni.

  • Snorkeling e immersioni tra scogliere, anfratti e, in alcuni tratti, piccole grotte sottomarine.
  • Kayak e sport a vela leggera sullo Ionio, con spot regolari tra Policoro e Marina di Pisticci.
  • Visite archeologiche a Metaponto per affiancare bagni di mare a bagni di storia.

Quando andare e come arrivare

Da fine primavera a inizio autunno il mare funziona al meglio, con picchi gestibili rispetto ad altre regioni.

Il calendario offre ampio margine. Tra aprile e maggio le spiagge sono quasi vuote, il clima è spesso mite e la luce ideale per foto e passeggiate; da giugno a settembre l’acqua si scalda e l’esperienza diventa pienamente balneare, con numeri in genere più contenuti di località ultra note. Per gli spostamenti, si fa leva su aeroporti e ferrovie dei territori limitrofi, oltre che sull’auto, utile per passare dallo Ionio al Tirreno in giornata. La rete di stazioni sullo Ionio e a Maratea consente collegamenti ferroviari funzionali alle principali tratte.

Per gli scali aerei, si considerano quelli più vicini ai due versanti, utili per ottimizzare i tempi e ridurre i trasferimenti su gomma.

  • Ionio lucano: aeroporti di Bari e Brindisi, con proseguimento in auto a noleggio o in treno.
  • Tirreno lucano (Maratea): alternative su Napoli o Lamezia Terme, quindi spostamento via auto o ferrovia.

Il treno serve le principali località costiere, e permette di pianificare tappe comode senza stress da parcheggio.

  • Stazioni utili sullo Ionio: Metaponto, Policoro, Nova Siri.
  • Versante tirrenico: stazione di Maratea.

L’auto resta comunque la soluzione più flessibile, specie per raggiungere calette, punti panoramici e lidi meno serviti. La compattezza del territorio consente di costruire giornate miste, alternando spiagge e visite senza lunghe percorrenze.

Dove fermarsi e come organizzare l’itinerario

Resort sull’Ionio per servizi e spazio; calette di Maratea per scenari teatrali, anche in un’unica vacanza.

Tra Marina di Nova Siri, Policoro, Marina di Pisticci e Metaponto si concentrano villaggi e resort, inclusi ecoresort immersi nel verde, comodi per chi viaggia con bambini grazie a piscine, animazione e campi sportivi. Sul Tirreno, Maratea offre una rete di spiagge raccolte e un borgo storico che invita a passeggiare al tramonto, con la salita al Cristo Redentore come classico da cartolina. L’abbinata dei due mari in un’unica vacanza valorizza la varietà del territorio: sabbia dorata e fondali bassi da un lato, scogliere e snorkeling dall’altro. La scelta delle basi dipende dal profilo del gruppo: arenili larghi e servizi diffusi per famiglie, calette rocciose per chi predilige paesaggi scenografici. Le distanze ridotte semplificano la logistica e incentivano escursioni giornaliere incrociate.

Per calibrare tempi e tappe, si possono considerare due formati semplici che aiutano a non rinunciare a nulla essenziale.

  • Mini-itinerario 3-4 giorni: base a Maratea con una giornata sullo Ionio per alternare spiagge rocciose e lidi sabbiosi.
  • Settimana tipo: soggiorno in villaggio sull’Ionio con almeno un giorno intero dedicato alla costa tirrenica di Maratea.

In ogni caso, il filo conduttore resta lo stesso: mare pulito, natura vicina e un ritmo più umano rispetto alle mete di massa. È qui che la Basilicata mostra il suo miglior profilo, tra sabbie chiare, promontori verdi e quell’insolita spiaggia nera che non si dimentica.

Trollstigen, la strada più bella del mondo

Trollstigen, la strada più bella del mondo

Uno dei panorami più belli del mondo torna ad essere accessibile ed è già pronto a rubare lo sguardo a migliaia di turisti ogni anno. I colori della natura ad accompagnare la vista verso l’orizzonte, il verde dei prati e i contorni dei rilievi a delineare ogni profilo. Quasi a toccare anche le nuvole, tra le macchie di neve e ghiacci a ricordarci del ‘qui e ora’ della Norvegia. Un luogo magico, tutto da scoprire.

La magia di Trollstigen

Questo piccolo corridoio tra le montagne si trova in Norvegia: siamo lungo la Trollstigen, il cammino dei troll, una strada che attraversa la contea di More og Romsdal. Ci troviamo precisamente a Rauma, in un piccolo comune da 7 mila abitanti. Ed è proprio qui che, ogni anno, migliaia di turisti attraversano questo percorso così famoso, con i suoi 11 tornanti e una pendenza al 12% per un viaggio, ad una sola corsia, lungo 12 chilometri. Un’esperienza tutta da vivere che porta gli appassionati nel cuore della natura e dei paesaggi sconfinati della Norvegia che riesce a regalare, dietro ogni angolo, delle viste mozzafiato.

La storia di una strada mozzafiato

Inaugurata ufficialmente nel 1936 dal primo re di Norvegia, Haakon VII, la Trollstigen vanta una storia molto particolare alle sue spalle. L’idea della realizzazione di un percorso in grado di collegare le località di Rauma e Sylte nasce già all’inizio del Novecento. Dal progetto di un sentiero per cavalli alla necessità di una strada vera e propria, fino alla realtà che conosciamo oggi: scetticismo ma anche fiducia hanno gettato le basi di quest’opera, nonostante le difficoltà del territorio. La ripidità dei monti, il rischio frane, le avversità del clima e la frequenza degli allagamenti avevano messo in guardia i costruttori che, dopo aver calcolato possibilità e rischi, dopo 8 anni di lavori riuscirono ad inaugurare questa strada.

Nel corso del tempo, poi, i progetti di ampliamento e restauro hanno restituito la Trollstigen che conosciamo oggi, arricchita anche da particolari dal punto di vista turistico. Diventata Strada Nazionale Turistica per la Norvegia, questo corridoio tra i monti è generalmente chiuso da fine autunno ai primi giorni di primavera, solitamente da ottobre a maggio. Ma, di recente, le autorità norvegesi ne hanno comunicato la riapertura, regalando così una bella notizia anche ai turisti internazionali. Ad arricchire il percorso ci sono anche diversi balconi che si affacciano sulle curve caratteristiche della Trollstigen e sulla cascata Stigfossen.

Trollstigen in Norvegia: consigli e informazioni utili

La pittoresca strada chiamata Trollstigen rientra negli itinerari turistici più famosi della Norvegia. Il sito ufficiale Nasjonale Turistveger la inserisce nel percorso panoramico Geiranger-Trollstigen che attraversa montagne, fiordi e distese di campi fino ad offrire la vista sulle 11 curve più famose del mondo, in un viaggio indimenticabile. Da non perdere i punti panoramici dislocati lungo il tragitto: Gudbrandsjuvet, Linge Ferjekai, Flydalsjuvet e lo stupore di Ornesvingen.

Il consiglio è quello di visitare il sito indicato per tutte le comunicazioni relative all’apertura della Trollstigen e dei suoi punti panoramici, tra sentieri, balconi e gradini con viste mozzafiato. L’ideale sarebbe riuscire ad inserire questa visita in un percorso più ampio, inserendo nella stessa visita un tour tra le bellezze della Norvegia. Magari spingendosi fino a Tromso, alla ricerca dell’aurora boreale: una delle esperienze più belle di sempre.

 

Esplorare la Spagna attraverso le Vìas verdes

Esplorare la Spagna attraverso le Vìas verdes

La Spagna lungo le Vías verdes in Bicicletta

Là dove un tempo i treni viaggiavano veloci, oggi si continua ad andare lontano, ma a ritmo lento. Là dove un tempo c’erano le rotaie, oggi si pedala o si cammina lungo sentieri dove si intrecciano natura, storia e cultura. Un nuovo modo di viaggiare sostenibile proposto dalle Vías Verdes della Spagna: una rete di oltre tremila chilometri di percorsi ciclopedonali ricavati da antiche linee ferroviarie dismesse.

Il progetto, promosso a partire dal 1993 dalla Fundación de los Ferrocarriles Españoles, nasce dall’iniziativa di riutilizzare e valorizzare il patrimonio storico e culturale delle linee ferroviarie spagnole in disuso.

Gli itinerari delle Vìas verdes sono distribuiti in tutta la Spagna e sono alla portata di tutti; poterli percorrere in bicicletta è un’occasione per scoprire in modo autentico questo paese, che sia per una breve escursione o un viaggio di più giorni (sul sito viasverdes.com si trova la descrizione di ogni percorso insieme alle informazioni pratiche, mappe e servizi).

Dal paesaggio rurale delle Asturie, ai tracciati catalani che scorrono tra vulcani addormentati, dalle valli che connettono l’ovest dell’Estremadura al nord della Castiglia e Léon, agli scenari andalusi punteggiati da uliveti, fino a quelli fluviali del Parco della Sierra Morena di Siviglia. Una selezione di cinque Vías Verdes, adatte a tutti, da percorrere in bicicletta.

L’incontro con l’orso lungo la Vía Verde Senda del Oso

Valli, pascoli e villaggi rurali definiscono il paesaggio delle Asturie, nel nord della Spagna, dove si snoda uno degli itinerari più noti delle Vías Verdes, la Senda del Oso, il sentiero dell’orso. Il percorso ciclabile e pedonale è lungo circa cinquanta chilometri e segue il tracciato di una vecchia ferrovia mineraria sud-ovest di Oviedo, attraverso le straordinarie valli di Proaza, Quirós, Santo Adriano e Teverga.

Il tratto più popolare de la Senda del Oso è quello di undici chilometri che corre parallelo al fiume Trubia, da Tuñón a Caranga Baxu. Percorribile tutto l’anno, è particolarmente adatto alle famiglie con bambini perché la grande attrazione, nei pressi dell’area ricreativa di Buyera, sono i Cercados Oseros, ossia i recinti in cui vivono orsi bruni cantabrici incapaci di riadattarsi all’ambiente naturale, posti sotto la cura della Fondazione Orso delle Asturie. È qui che, dopo essere stata trovata ferita, vive attualmente in semilibertà l’orsa Molina, nata nel 2013.

La Vía Verde del Carrilet I per degustare la cucina vulcanica della Garrotxa

Nel sud est del paese, in Catalogna, la Vía Verde del Carrilet I segue il tracciato della vecchia ferrovia a scartamento ridotto (chiamata carrilet in catalano) rimasta in funzione fino agli anni Sessanta. Il percorso, lungo cinquantacinque chilometri attraversa un territorio sorprendente. La partenza è da Olot, cittadina circondata dal Parc Natural de la Zona Volcànica de la Garrotxa, che protegge un paesaggio lussureggiante scolpito da un’attività geologica risalente a 700.000 anni fa.

In sella alla bicicletta si pedala in una zona di antichi vulcani spenti, attraversa crateri, coni vulcanici, colate basaltiche e campi che affiorano tra boschi di querce e faggi. A rendere speciale questa Vía Verde è anche la gastronomia: la cucina vulcanica tipica della Garrotxa valorizza prodotti locali come i fagioli de Santa Pau, le patate d’Olot, i salumi artigianali e i formaggi di montagna. Il percorso scende poi verso la pianura e tocca valli attraversate dai fiumi Fluvià, Brugent e Ter, i pascoli di Salt, per terminare a Girona.

Giunti a destinazione, è d’obbligo dedicare qualche giorno alla visita del capoluogo della Costa Brava, nel suo intreccio di vicoli acciottolati e mura medievali racchiude tesori d’arte e architettonici.

Attraverso valli, boschi e borghi antichi sulla Vía Verde Ruta de la Plata

La Vía Verde Ruta de la Plata è una delle più lunghe e conosciute della Spagna e sfrutta il tracciato dell’antica linea ferroviaria Plasencia-Astorga, inaugurata alla fine del XIX secolo e dismessa negli anni Ottanta.

Attualmente sono più di centodieci i chilometri riqualificati per ciclisti ed escursionisti, ma uno dei tratti più conosciuti è quello tra Plasencia e Béjar: un itinerario di circa sessantacinque chilometri, semplice e adatto per pedalare senza grandi dislivelli.

La Vía Verde Ruta de la Plata attraversa un territorio molto variegato: si estende da Plasencia, capoluogo del Jerte nella regione dell’Estremadura, attraverso la valle dell’Ambroz e i pascoli, passando per boschi di querce e di latifoglie.

Si intercettano piccoli centri abitati come Aldeanueva del Camino, dove è facile imbattersi nell’antica Via de la Plata di origine romana, e il pittoresco borgo di Hervás, noto per il patrimonio storico e culturale lasciato dalla comunità ebraica.

Infine si raggiunge Béjar, in Castiglia e Léon, che merita una visita per il suo patrimonio storico culturale, tra cui figura il complesso rinascimentale di villa del Bosque, nonché per l’interessante eredità industriale del XIX e il XX secolo legata al settore tessile, a cui è dedicato il museo situato sulle rive del fiume Cuerpo de Hombre. Particolarmente suggestivo terminare questa Vía verde alle pendici delle alte e innevate vette della Sierra de Béjar, dichiarata Riserva della Biosfera.

In Andalusia: la Vía Verde del Aceite e la Vía Verde della Sierra Morena di Siviglia

Un viaggio nel cuore della cultura dell’olio d’oliva, tra distese infinite di ulivi. La Vía Verde del Aceite (in spagnolo ‘aceite’ indica l’olio d’oliva) è un itinerario di centoventotto chilometri che si snoda lungo l’antica linea ferroviaria, che un tempo collegava Jaén e Puente Genil (Córdoba) ed oggi è la Vía verde più lunga dell’Andalusia.

Un percorso ideale per chi cerca un’autentica esperienza nella campagna andalusa, per pedalare attraverso gli uliveti delle province di Jaén e Córdoba fino a raggiungere le sponde del fiume Genil. Lungo il percorso si possono ammirare tredici eccezionali viadotti ferroviari in metallo della scuola di Eiffel, tra cui quelli sui fiumi Víboras, Guadajoz, Bailón e La Sima. Da visitare anche il giardino delle varietà di olivo ad Alcaudete e il Museo dell’Olio d’Oliva presso la stazione di Luque.

Tra gli itinerari più spettacolari del sud della Spagna figura anche la Vía Verde della Sierra Morena di Siviglia che si snoda nel centro del Parco Naturale Sierra Morena di Siviglia, attraversando quattro dei suoi paesi dal ricco patrimonio culturale, come Constantina, Cazalla de la Sierra, Alanís e San Nicolás del Puerto.

Il percorso di diciannove chilometri, perfetto anche per le famiglie, permette di ammirare gli elementi più attrattivi del Parco Naturale Sierra Morena, come il monumento naturale Cerro de Hierro, un’antica miniera a cielo aperto situata tra i comuni di San Nicolás del Puerto e Constantina, la spiaggia fluviale di San Nicolás del Puerto, la sorgente del fiume Huéznar con le sue cascate. Natura da osservare e da ascoltare, le Vías Verdes rappresentano un invito a rallentare e ad entrare profondamente in contatto con alcuni dei paesaggi più suggestivi della Spagna.