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Viaggio tra le cascate della provincia di Reggio Calabria

Viaggio tra le cascate della provincia di Reggio Calabria

Quelle bellezze naturalistiche che tolgono il fiato, viaggio tra le cascate della provincia di Reggio Calabria.

Tour attraverso paesaggi mozzafiato. Vediamo dove si trovano le più spettacolari

Paesaggi mozzafiato, natura e relax lontani dal tran tran quotidiano. La Calabria è ricca di bellezze naturalistiche tutte da scoprire tra queste ci sono senza dubbio le cascate, ma quali sono le più belle da visitare nella provincia di Reggio Calabria? Il nostro viaggio tra le cascate della provincia di Reggio Calabria vi porterà tra le location più selvagge e spettacolari dell’intera Regione.

Il nostro tour parte dalle cascate dell’Amendolea o cascate Maesano che rientrano nel comune di Roghudi. Qui il tempo sembra essersi fermato, si tratta infatti di uno spettacolo a cielo aperto nell’Aspromonte. Il loro nome deriva dal fiume da cui si originano, si possono raggiungere anche in jeep e finiscono in un piccolo laghetto dove è possibile fare il bagno per chi non teme l’acqua gelida.

Nel cuore dell’Aspromonte e precisamente vicino al comune di Samo ci sono le cascate di Forgiarelle note anche con il nome di cascate di Ferraina, queste si possono però raggiungere da diverse località. Si trovano a circa  1200 metri  di altitudine e sono tra le più antiche. Qui il torrente Ferraina compie un salto di 70 metri. Meta ideale per gli amanti dell’avventura.

Conoscete invece le cascate del Marmarico a Bivongi? Forse non tutti sanno che sono le cascate più alte della Calabria e sono considerate tra le più belle della Penisola. Si trovano  all’interno del Parco regionale delle Serre e si caratterizzano per forza e maestosità tanto da essere spesso scelte come scenario per film di avventura.

Siete mai stati alle cascate di Mundu e Galasia grande e piccola a Molochio? Anche qui vi troverete immersi in un paesaggio da fiaba sempre all’interno del Parco Nazionale d’Aspromonte, due opere d’arte della natura che meritano di essere visitate. Il nome della prima deriva dal grecanico Mundu e significa nudo, il nome della seconda invece indica un burrone. Percorrere il sentiero tra la fitta vegetazione per raggiungerle è un’esperienza tutta da vivere.

Viaggio a Cirò Marina, nella terra del vino della Magna Grecia

Viaggio a Cirò Marina, nella terra del vino della Magna Grecia

In Calabria, questo lembo di terra, primo approdo degli antichi greci affacciato sul Mar Jonio, è da sempre vocato alla viticoltura. Dai vitigni autoctoni recuperati attraverso ricerche storiche fino a percorsi sostenibili nella natura incontaminata della tenuta, ecco come la famiglia Librandi ha deciso, da tre generazioni, di valorizzarlo.

Osservando lo stemma comunale di Cirò Marina si nota un profilo maschile dalla folta capigliatura formata da grappoli d’uva. Si tratta di Dioniso, o Bacco, la divinità del vino e della vite nella mitologia classica. Un’icona perfetta per la cittadina nella provincia di Crotone, punto di riferimento della produzione vinicola calabrese e tappa obbligata per i wine lover di tutto il mondo.

Questo territorio, ricco di tesori di mare e di terra che offrono prodotti di grande eccellenza come vini e agrumi, è meta importante anche per gli appassionati di archeologia, grazie alla presenza di moltissime aree storiche ricche di reperti, che ne documentano il grandioso passato fin dai tempi della Magna Grecia. Nota e amata dagli appassionati di mare e sport acquatici, grazie alle coste meravigliose che si sono guadagnate il titolo di bandiera blu e verde,  Cirò Marina recentemente è diventata punto di riferimento per gli appassionati di wine trekking.

Antichi territori vitivinicoli tutti da scoprire

Cirò Marina è una meta incantevole, che rappresenta alla perfezione la storia e l’anima della vite e del vino di questa terra, dove pianure e colline a ridosso del mare si sono adattate e trasformate in una grande varietà di sottozone, ognuna con il proprio carattere e peculiarità.

È proprio qui che i primi coloni greci sbarcati sulle coste, rimasero impressionati dalla fertilità di questa terra e portarono nuovi vitigni da impiantare, che avrebbero contribuito alla nascita del Cremissa, il vino che si narra fosse il premio delle antiche olimpiadi.

Storie di famiglia, tradizione e innovazione

L’esperienza enoturistica durante un viaggio a Cirò Marina diventa ancora più coinvolgente se alla bellezza del panorama si aggiunge la possibilità di poter visitare uno dei luoghi più caratteristici della zona: l’azienda vinicola Librandi, che da tre generazioni è ambasciatrice nel mondo della viticoltura calabrese con i suoi 350 ettari tra vigneti, oliveti e boschi.

Si tratta di una “famiglia del vino” sempre impegnata a diffondere la conoscenza del patrimonio locale. Pionieri della ricerca in ambito vitivinicolo, i Librandi hanno riscoperto vitigni autoctoni ormai dimenticati o perduti e avviato percorsi storico-antropologici, viticoli, enologici e genetici, al fine di conservare e valorizzare al meglio le caratteristiche delle varietà autoctone calabre.

Un lavoro che si è ulteriormente ampliato nel 1997 con l’acquisto della tenuta Rosaneti, dove sono stati creati vigneti sperimentali, tra i quali il giardino varietale. Questa collezione di vitigni autoctoni accoglie attualmente circa 200 varietà recuperate su tutto il territorio regionale, disposte in un vigneto dalla caratteristica forma a spirale. Un lavoro di ricerca complesso e con diversi obiettivi scientifici. Tra questi spicca ovviamente il lavoro di selezione clonale che ha portato alla registrazione dei primi cloni ufficiali di Gaglioppo, Magliocco e Pecorello, messi a disposizione di tutti i viticoltori calabresi.

Esperienze enoturistiche, Museo della Viticultura, percorsi cicloturistici e degustazioni sostenibili

Per i visitatori e gli enoturisti più appassionati, la cantina Librandi offre esperienze in linea con la propria filosofia di vita, nel segno della valorizzazione della natura. La proposta più completa è la Giornata Librandi, che inizia in cantina, con una visita completa delle varie sezioni, per poi partire alla volta dei vigneti dell’azienda Rosaneti, da visitare a bordo degli storici pick-up, che raggiungono tutti gli angoli della proprietà, e raggiungere il Museo della Viticoltura e del Vino, VI.TE.S. (Viticoltura, Territorio, Storia): si tratta di otto sale che, attraverso la collezione di attrezzi d’epoca, raccontano in modo didattico il passato della viticoltura calabrese, dalla Magna Grecia alla Calabria moderna. Il museo, fortemente voluto da Nicodemo Librandi, è oggi in continua evoluzione ed è situato nel casolare di inizio ‘800 nel cuore dell’azienda, perfetto per effettuare una degustazione dei vini e dei prodotti tipici, per poi trascorrere un pomeriggio all’insegna del relax, passeggiando tra i filari.

Il  territorio incontaminato della tenuta diventa, così, lo spazio in cui il visitatore può sentirsi libero di muoversi, tra passeggiate e percorsi cicloturistici che si snodano all’interno dei vigneti, vivendo un’esperienza immersiva all’aria aperta tra sport, cultura e degustazioni, in uno scenario incorniciato dai vicini borghi abbarbicati sulle colline circostanti. Come in un viaggio fuori dal tempo.

Il Parco Nazionale del Pollino compie 30 anni.

Il Parco Nazionale del Pollino compie 30 anni.

Nel novembre del 1993, due anni dopo la legge-quadro sulle aree protette, è stato istituito il più vasto Parco italiano per estensione. Un mondo di rocce, lupi, pini loricati e tradizioni che regala emozioni uniche.

L’Italia della natura protetta ha fatto un balzo in avanti meno di due anni prima, quando il Parlamento ha approvato la legge n. 394 del 6 dicembre 1991. Un provvedimento che gli ambientalisti chiedevano a gran voce da decenni, che mette fine a una lunga discussione in materia di Parchi e Riserve, che ha un enorme impatto sul territorio. Grazie alla legge-quadro, in pochi anni, i Parchi nazionali italiani salgono da cinque a una ventina (oggi sono 26) compreso il Parco nazionale del Pollino.

La vigilanza sui Parchi, con l’eccezione di quelli “storici” del Gran Paradiso e d’Abruzzo, viene affidata al Corpo Forestale dello Stato, che poi lascerà il posto ai Carabinieri Forestali.

Tra il 1988 e il 1989, mentre la legge-quadro è in discussione, altri Parchi nazionali come quelli dei Sibillini e del Pollino, hanno iniziato a nascere grazie a dei decreti-legge appositi. Dopo l’approvazione della legge 394, dei provvedimenti specifici formalizzano via via l’istituzione e le planimetrie dei nuovi Parchi. Uno di questi, del 15 novembre del 1993, sancisce la nascita del Parco Nazionale del Pollino.

Caratteristiche e Biodiversità del Parco 

Si tratta di un’area protetta che con i suoi 192.565 ettari è la più vasta d’Italia (la seguono il Cilento-Vallo di Diano e il Gran Sasso-Laga), che interessa due Regioni (Basilicata e Calabria), tre Province (Cosenza, Matera e Potenza) e ben 82 Comuni. La sede dell’Ente Parco è a Rotonda, sul versante lucano.

Oltre al massiccio del Pollino e della Serra Dolcedorme, che con i suoi 2266 metri è la vetta più alta, fanno parte del Parco il Monte Alpi di Latronico, in Basilicata, le selvagge vette dell’Orsomarso in Calabria, e ampie zone collinari affacciate sul Tirreno e sullo Jonio. L’area naturale che gode di un ampio prestigio naturalistico è composta di rocce dolomitiche, di bastioni calcarei, di pareti di faglia di origine architettonica, di dirupi, di gole molto profonde, di grotte carsiche, di timpe di origine vulcanica, di inghiottitoi, di pianori, di prati, di pascoli posti ad alta quota, di accumuli morenici, di circhi glaciali e di massi erratici.

Grazie al Parco, vengono tutelati monumenti naturali come il canyon del Raganello e la valle del Lao, migliaia di ettari di rigogliose faggete, l’intero areale del pino loricato, una conifera dalla forma bizzarra e contorta che cresce nelle aree più rocciose e più impervie. Qualche anno prima, ai piedi della Serra delle Ciavole, erano stati individuati due esemplari di pini loricati vicini ai 1.000 anni di età.

Nel Parco Nazionale del Pollino, dal momento della sua istituzione, vivono il lupo, l’aquila reale, il capriolo, lo scoiattolo meridionale (dal pelame molto scuro), il gufo reale e il microscopico driomio calabrese, un roditore presente solo su poche montagne del Sud. Negli anni successivi verrà reintrodotto l’avvoltoio grifone e sarà confermata la presenza della lontra nei fiumi.

Sviluppo del Parco Nazionale del Pollino

Grazie al Parco, negli anni, si rilanciano sapori e prodotti del territorio, nasce una rete di centri visitatori e musei, cresce l’afflusso verso siti storici straordinari come la Grotta del Romito, presso Papasidero, dove il graffito di un “bos primigenius” è tra i capolavori dell’arte preistorica europea. Partono i progetti a tutela della cultura degli “Arbëreshë”, i discendenti degli albanesi immigrati tra il Quattro e il Cinquecento, durante l’invasione turca dei Balcani.

Tra gli escursionisti, già da anni, sono famosi i sentieri che salgono al Pollino, alla Serra del Prete e al Dolcedorme, e dopo il 1993 iniziano a essere frequentati anche i massicci meno noti. La creazione di una rete di sentieri segnati è più recente.

Oltre all’escursionismo a piedi si sviluppano quelli in mountain-bike e a cavallo, lo scialpinismo e le ciaspole, l’alpinismo invernale, la discesa dei canyon e il rafting sulle acque del Lao. La speleologia, come racconterà nel 2021 il film “Il buco” di Michelangelo Frammartino, è praticata da decenni. Il titolo di Geoparco dell’UNESCO, che si aggiunge da qualche anno a quello di Parco nazionale, conferma la bellezza e l’interesse scientifico di grotte, canyon e altre formazioni rocciose.

Lo scorso 15 novembre, il Parco Nazionale del Pollino ha celebrato i suoi primi trent’anni di vita con una cerimonia d’interesse soprattutto locale, che si è tenuta nel Cinema-Teatro comunale di Rotonda, con la partecipazione di Valentina Viola, presidente facente funzione del Parco, e di altre autorità.

Nell’ambito delle complesse sfide che ci aspettano, il Pollino e gli altri i Parchi avranno un ruolo di laboratori dove sperimentare modelli virtuosi di convivenza con la natura” ha detto la presidente Viola. “Essere parte di un’area protetta è un valore aggiunto e una straordinaria opportunità di sviluppo locale”.

 

 

Calabria: la regione più visitata dai grandi personaggi della Storia

Calabria: la regione più visitata dai grandi personaggi della Storia

Fin dall’antichità poche regioni italiane sono state percorse in lungo e in largo come la Calabria dai grandi viaggiatori della Storia, attratti non soltanto dalle bellezze del territorio ma anche dalla sua civiltà distillata nei millenni, in particolare dall’etica e dall’alta spiritualità mista alla filosofia e all’arte

Tra i viaggiatori etici più recenti vi è il noto regista tedesco Wim Wenders il quale (dopo averci girato il suo film “Il Volo”) ha dichiarato ai tanti Premi Nobel per la Pace riuniti a Berlino nel loro 10° Summit il 10 novembre 2009:  “La vera utopia non è la caduta del muro ma quello che è stato realizzato in alcuni paesi della Calabria, Riace in testa. Il vero miracolo non è qua, ma in Calabria, dove per la prima volta ho davvero visto un mondo migliore.” Inoltre ha affermato che: “Il coraggio e l’ospitalità dimostrata dalla cittadina di Riace mi hanno colpito profondamente e rappresentano una luce di speranza in un tempo contrassegnato in tutta Europa dal buio della xenofobia e del nazionalismo.” 

Illustri viaggiatori della Storia

Dallo storico Erodoto (484-425 a.C.) a Stendhal (1783-1842), da San Bruno da Colonia (1030-1101) a Norman Douglas (1868-1952), da Gerhard Rohlfs (1892-1986) a Gertrude Slaughter (1870-1963) una infinità di viaggiatori e di studiosi italiani ed esteri hanno amato e raccontato la Calabria. Ad alcuni di loro è stata pure intitolata qualche toponomastica, come “Piazza Gerhard Rohlfs” a Badolato Marina alla presenza dei figli il 14 luglio 2002.

Calabria la prima Italia

Una citazione più approfondita merita il libro “Calabria la prima Italia” un’ampia ed erudita monografia, scritta dalla scrittrice americana Gertrude Slaughter a seguito del suo lungo soggiorno in Italia e dei suoi viaggi in Calabria. Pubblicata nel 1939 dalla University of Wisconsin Press di Madison, l’opera è costituita da una prefazione, in cui l’autrice spiega perché la Calabria venne denominata Italia, e trentuno capitoli, suddivisi in sei parti, dedicate all’analisi delle principali epoche storiche: dalla Magna Grecia al Dominio spagnolo.

Il libro “Calabria la prima Italia”, appena pubblicato in una nuova edizione da Meligrana Editore di Tropea, è il risultato di approfondite ricerche e di un’accurata analisi di culture: da quella greco-romana fino a quella rinascimentale. Dalle prime pagine, oltre la notevole formazione classica dell’autrice, traspare la sua sensibilità e l’amore per questa regione italiana; innamoramento che si palesa più esplicitamente alla fine di alcuni capitoli, nella caparbia volontà di definire la Calabria la prima Italia, per porre in quella terra le origini della cultura della futura Italia.

Uno dei motivi più importanti per cui conviene realizzare uno o più circuiti “sulle orme dei grandi viaggiatori in Calabria” è quello di attrarre maggiore e migliore turismo dalle loro nazioni di appartenenza, ma anche per invogliare gli stessi italiani, in particolare i calabresi, a seguire e scoprire i loro itinerari assorbendone i contenuti storici.  Inoltre, converrebbe che ogni biblioteca, pubblica e privata, possa avere uno speciale “Scaffale dei viaggiatori” nella nostra regione per poterla conoscere ed amare di più. Infatti, quasi tutti, viaggiatori e studiosi, hanno lasciato traccia scritta dei loro itinerari e struggenti attestati d’affetto.

Il Grifone in Calabria: tra le valli del Pollino e le vette della Sila

Il Grifone in Calabria: tra le valli del Pollino e le vette della Sila

Ali maestose della Calabria: il trionfo della conservazione con il ritorno del Grifone, una storia di adattamento straordinario e avvistamenti epici a oltre 1200 metri d’altitudine

Il Grifone (Gyps fulvus), imponente rapace che si distingue come il più grande uccello della Calabria, ha vissuto una notevole storia di reintroduzione nella regione a partire dagli anni 2000. Questo imponente volatile ha trovato il suo rifugio lungo le valli del Raganello, all’interno del territorio di Civita, una località incastonata nel cuore del suggestivo Parco Nazionale del Pollino.

La grandiosità del Grifone è enfatizzata dalla sua apertura alare, che in età adulta può estendersi fino a 240 cm, raggiungendo eccezionalmente anche i 280 cm. Questo conferisce a questa specie di rapace una presenza maestosa e imponente che ne fa uno degli esemplari più significativi dell’avifauna calabrese.

Un episodio di rilievo risale a febbraio del 2020, quando un maestoso esemplare originario dell’area di Civita è stato recuperato a Cirella, confermando la capacità di questi uccelli di spostarsi attraverso la regione calabrese e oltre.

Ancora più recentemente, nel febbraio del 2023, è stato segnalato un avvistamento straordinario di un Grifone nel Parco Nazionale della Sila. L’uccello è stato osservato a un’altitudine sorprendente, superando i 1200 metri, nelle vicinanze del comune di San Giovanni in Fiore, situato nella provincia di Cosenza. Questo avvistamento rappresenta un significativo ampliamento del raggio di distribuzione della specie, evidenziando la sua capacità di adattarsi a diverse aree geografiche della Calabria.

Il Grifone continua a suscitare meraviglia e interesse nella regione calabrese, confermandosi non solo come il più grande uccello della zona ma anche come un simbolo di successo per gli sforzi di conservazione e reintroduzione compiuti negli ultimi decenni. La sua presenza, sia in territori noti come le valli del Raganello che in luoghi precedentemente inesplorati come la Sila, testimonia la vitalità di questi sforzi e l’importanza di preservare e proteggere la ricca diversità faunistica della Calabria.