da Redazione | Ago 30, 2025 | Calabria Borghi, Italia Natura
Questo meraviglioso borgo nel Parco Nazionale del Pollino, nella bellissima regione della Basilicata, è un gioiellino da non perdere. Scopriamolo insieme…
Nel cuore della Basilicata, immerso nella natura, si trova un piccolo borgo dal fascino senza tempo chiamato Rotonda. Celebre per i suoi paesaggi meravigliosi, per gli scorci mozzafiato e per il suo centro storico di rara bellezza questo borgo uno di quei luoghi da visitare almeno una volta nella vita. Qui la vita scorre lenta, le tradizioni sono ancora molto presenti e la natura gioca un ruolo fondamentale, contribuendo a ricreare un’atmosfera di puro relax. Insomma, tutto qui sembra sospeso nel tempo, lontano dai ritmi frenetici delle grandi città. Un angolo di pace dove riscoprire la bellezza delle piccole cose e lasciarsi incantare dalla semplicità.
Questo Borgo della Basilicata è un gioiellino immerso nella natura
Rotonda, situato nel cuore del Parco Nazionale del Pollino è circondato da una natura verdeggiante e paesaggi montani spettacolari, questo paese conserva un fascino autentico, fatto di tradizioni, storia e gentilezza. A completare il quadro, la sua tradizione enogastronomica, ricca di prodotti locali tutti da assaggiare. Insomma, Rotonda è il luogo perfetto per chi cerca tranquillità, autenticità e il contatto diretto con la bellezza del territorio lucano. Ma scendiamo più nei dettagli..
Alla scoperta del suo centro storico, un vero sogno ad occhi aperti
Situato a 580 metri di altezza e popolato da 3.400 abitanti, Rotonda è un borgo immerso nella natura davvero suggestivo. Non solo è sede del Parco Nazionale del Pollino, ma conserva anche un nucleo medievale suggestivo e ben tenuto, da visitare se siete in visita qui. La prima attrazione da non perdere è sicuramente il Museo Naturalistico e Paleontologico del Pollino, dove sono esposti reperti fossili animali, vegetali e minerali rinvenuti in questo territorio. Tra i più interessanti, spiccano un raro esemplare di Elephas antiquus italicus, mammifero che popolava il bacino del Mercure nel Pleistocene, lo scheletro di un Hippopotamus e testimonianze della presenza dell’uomo nel parco nell’età del bronzo.
Prendetevi poi del tempo per fare una lunga passeggiata nel centro storico, dove potrete ammirare alcune delle attrazioni più importanti, come la Chiesa Madre di Santa Maria Assunta, con il suo imponente campanile e preziosi affreschi interni. Da non perdere poi la Chiesa del Rosario e la Chiesa di San Nicola di Mira, due edifici religiosi ricchi di storia e arte sacra. Passeggiando tra i vicoli, vi imbatterete anche in diversi antichi palazzi nobiliari, come Palazzo Amato e Palazzo Rondinelli, testimonianza dell’importanza storica del borgo. A rendere questo borgo ancora più suggestivo, le caratteristiche fontane in pietra (le più famose sono quella dell’Elefante e Susu) e le edicole votive che raccontano la spiritualità popolare del luogo. Insomma, Rotonda, con le sue interessantissime cose da vedere, è un gioiellino del sud Italia da visitare almeno una volta nella vita.
Il Parco Nazionale del Pollino e tutte le cose da fare a contatto con la natura
Rotonda è la meta perfetta per gli amanti della natura. Qui infatti, è possibile andare alla scoperta del Parco Nazionale del Pollino, un’area protetta tra le più estese d’Italia, ricca di biodiversità, sentieri panoramici e paesaggi mozzafiato. Meta perfetta per gli appassionati di trekking, escursionismo e birdwatching, qui si trovano diversi percorsi che si snodano tra boschi secolari, gole e cime, come il Monte Pollino e la Serra Dolcedorme. Durante la vostra giornata qui, visitate il pino loricato, simbolo del parco e specie rara che cresce solo in quest’area. Un’altra attività da fare è percorrere il Sentiero Croce, un itinerario suggestivo che raggiunge una Croce in metallo, dono dei Padri Passionisti negli anni cinquanta alla Comunità rotondese. Non serve aggiungere altro… Rotonda ruberà il cuore degli appassionati di natura e attività outdoor!
I piatti tipici locali da non perdere, un’esplosione di gusto e sapore
Come già anticipato, questo borgo è celebre per i suoi prodotti tipici locali, una vera esplosione di gusto e sapore. Tra i più famosi, spiccano due eccellenze D.O.P.: I Fagioli bianchi di Rotonda e la Melanzana rossa di Rotonda, cui è dedicata anche una rinomata Festa che si svolge a fine agosto. La Melanzana Rossa di Rotonda DOP, dalla forma piccola, rotonda, di colore arancio intenso con sfumature verdognole e rossastre e dal profumo intenso e fruttato, ha un sapore piccante e un finale leggermente amarognolo. I Fagioli Bianchi DOP invece, si distinguono in due tipi: il Fagiolo Bianco e il Tondino o Poverello Bianco. Sono fagioli ad alto contenuto proteico grazie ai terreni fertili e ricchi di azoto e zolfo. Impossibile visitare Rotonda e non degustare queste prelibatezze!
da Redazione | Ago 20, 2025 | Calabria Borghi, Calabria Natura, Calabria Parchi
Uno dei posti più attrattivi della Sila, ogni anno accoglie migliaia di visitatori e villeggianti tra bellezze paesaggistiche e tante attività in mezzo alla natura.
La nascita di Camigliatello Silano come località turistica risale ai primi decenni del Novecento. Dopo l’avvio di alcune attività artigiane e l’apertura dello sportello postale, fu Michele Bianchi – politico calabrese, poi ministro del Regno d’Italia – a sostenere con forza la valorizzazione della zona. Fu tra i primi a intuire, infatti, il potenziale di questo territorio e dalle sue idee nacquero il rifugio per turisti e la ferrovia a scartamento ridotto tra Cosenza e San Giovanni in Fiore, ancora oggi uno dei simboli identitari dell’altopiano. Seguirono investimenti pubblici e privati che, insieme alla costruzione della statale 107, permisero lo sviluppo di Camigliatello come centro della montagna calabrese.
Il piccolo salotto di Via Roma
Da allora, è sempre stato il luogo più vivace dell’altopiano e uno dei posti più attrattivi della Sila. Frazione montana del Comune di Spezzano della Sila, a oltre 1200 metri di altitudine, accoglie ogni estate migliaia di visitatori e villeggianti. Via Roma, che è poi il suo corso principale, pieno di botteghe, locali e strutture ricettive, è il piccolo salotto di questo borgo montano.
Le bellezze naturali della Sila
Essere nel cuore del Parco Nazionale della Sila significa molto, ma ha valore anche il lavoro di tutela che l’amministrazione comunale svolge nelle aree di sua competenza. È così che si può attraversare un paesaggio protetto, di cui meravigliarsi passo dopo passo. Al lago Cecita, che come vediamo si presta anche come location perfetta per i concerti, ci si arriva passando in mezzo ai verdi colossi naturali. Qui, oltre a godere del più grande specchio d’acqua della Calabria circondato dai boschi, si può visitare la piccola chiesetta di San Lorenzo, proprio a bordo lago, uno dei luoghi più visitati di quest’area.
Ogni anno, il 10 agosto, è meta di un pellegrinaggio notturno molto sentito. I fedeli partono dalla Parrocchia dei Santi Roberto e Biagio e, attraversando i sentieri montani, raggiungono il lago dove, all’alba, si celebra messa in un rito semplice e profondo, in mezzo alla luce e ai colori della natura che accendono il paesaggio.
Gli edifici storici
Lungo la strada che costeggia il lago, si trova il Centro Visita “Cupone”, gestito dall’Ente Parco Nazionale della Sila in collaborazione con il Reparto Carabinieri per la Biodiversità. Il centro ospita un museo naturalistico, un orto botanico e un’area faunistica in cui è possibile osservare cervi, caprioli, lupi e rapaci in semilibertà. Diversi percorsi didattici attraversano le foreste intorno, con pannelli informativi sulla flora e sulla fauna. Ci sono anche un arboreto e un tracciato sensoriale per il pubblico non vedente.
Le vecchie fornaci per la produzione del carbone, oggi restaurate, restituiscono un pezzo di storia sulle attività tradizionali della montagna silana. E poi, ancora, sempre a pochissima distanza da Camigliatello, la Riserva dei Giganti della Sila e il Casino Mollo, beni tutelati dal FAI. Il Casino, un antico edificio seicentesco appartenuto ai baroni Mollo di Cosenza, restaurato e restituito al pubblico solo poche settimane fa, si trova accanto al bosco ultracentenario dei meravigliosi pini larici. Fu centro di un villaggio rurale attivo fino al Novecento, legato alle attività agricole e forestali. La famiglia Mollo ha vissuto e difeso per decenni questo paesaggio, e oggi grazie a quella sensibilità, possiamo ancora goderne. La donazione al FAI rappresenta un gesto straordinario che rende oggi il Casino un luogo accessibile, pronto ad accogliere i visitatori con nuovi spazi e contenuti culturali.
Il Treno della Sila
La Riserva è anche meta dei viaggi organizzati da Ferrovie della Calabria con il Treno della Sila, che parte dalla storica stazione di Camigliatello. Da qui, una quasi centenaria locomotiva a vapore traina antiche carrozze di inizio Novecento, verso San Nicola-Silvana Mansio, la stazione più alta d’Italia a quota 1404 metri. Un treno per appassionati e per i turisti che possono viaggiare – è il caso di dire – nel tempo, e per tutti coloro che continuano a preferire la Sila in ogni stagione.
Con il cambiare delle stagioni, Camigliatello offre manifestazioni dedicate come la Sagra del Fungo, che è una delle più note dell’intero Mezzogiorno. Giornate intere consacrate al prodotto più rappresentativo dei boschi silani, con degustazioni, mostre-mercato, laboratori, visite guidate ed eventi collaterali. Un appuntamento atteso, che ogni anno porta nella località montana oltre 100.000 presenze.
Una ricarica naturale
Le strutture ricettive sempre più numerose, l’eccellente rete gastronomica, un’infinità di attività outdoor, i servizi, la posizione strategica, rendono Camigliatello un punto di riferimento. Gli impianti di risalita di Monte Curcio, la Strada delle Vette, il Centro Visita di Cupone, i sentieri, i percorsi ciclabili e i parchi avventura sono facilmente raggiungibili. Chi cerca ambienti attrezzati trova qui una risposta immediata, e chi vuole solo rimettersi in connessione con la natura ha solo da scegliere tra boschi, laghi, riserve protette, aria pulita, spazi aperti. È una ricarica naturale in cui potersi rifugiare sempre.
da Redazione | Lug 21, 2025 | Isole d'Italia
Bellezza paesaggistica, mare caraibico e pillole di storie. L’arcipelago pugliese delle Isole Tremiti restano un paradiso autentico e selvaggio. Prima luogo del confino, poi ispirazione del cantautore Lucio Dalla, oggi attrazione per le vacanze estive. Vediamo dove si trova e come organizzare una vacanza da sogno, anche last minute.
Le Isole Tremiti, dove sono
Le Tremiti sono un paradiso naturalistico selvaggio che, pur trovandosi di fronte al Molise, rientra nella Provincia di Foggia e nel Parco Nazionale del Gargano. San Domino è l’isola più antropizzata, circondata da calette mozzafiato, ricca di boschi, sentieri e una fitta foresta di pini d’Aleppo. San Nicola, l’isola dei Pirati e dei Monaci, è la prima ad essere abitata. Le isole più selvagge sono Cretaccio e Capraia. Pianosa è la quinta isola dell’arcipelago.
Come arrivarci
Per le Isole Tremiti ci sono collegamenti dai porti di Vieste, Peschici, Rodi Garganico, Manfredonia e Termoli. Pagando intorno ai 15 euro, con un viaggio tra un’ora e mezza e due ore, si può acquistare il biglietto per il traghetto. Da Foggia è disponibile anche l’idrovolante.
Cosa fare
Il primo giorno dopo essersi sistemati a San Domino, si può andare a rilassarsi alla Cala delle Arene che è l’unica spiaggia sabbiosa e comoda per chi arriva. Si possono trovare diversi ristoranti per mangiare il pesce, provando troccoli alle vongole, frittura di paranza e vino bianco pugliese.
Il secondo giorno si può iniziare presto con una mattinata in barca tra Grotta del Blue Marino, Grotta delle Viole, Cala Matano, Cala dello Spido e Cala dei Benedettini dove si può anche fare snorkeling. La sera si può amare il tramonto di Punta del Diavolo. Per cambiare alimentazione, si può optare per un panzerotto ripieno.
Per gli amanti del trekking, un’ottima scelta è la camminata nel bosco di pini d’Aleppo prendendo il sentiero che porta verso la Ripa dei Falconi dove si possono osservare anche in volo il falchi pellgrini. In questo caso conviene prepararsi un pranzo al sacco, così da non perdere troppo tempo nella sosta. Durante il pomeriggio ci si può rinfrescare con un bagno a Cala dello Zio Cesare o allo Scoglio dell’Elefante. Infine il borgo di San Domino merita una passeggiata. Piatto del giorno? Linguine all’astice o zuppa di mare.
Il quarto giorno si può lasciare San Domino per dirigersi con il traghettino a San Nicola. Si possono visitare l’abbazia di Santa Maria a Maria a Mare, Castello dei Badiali, Torrione Angioino. Nel pomeriggio si consiglia di esplorare le scogliere e fare un bagno a Cala del Porto, prima di rientrare a San Domino in serata. Una grigliata mista di mare in un’osteria rustica accontenta i vari palati.
Il quinto giorno può essere rivolto alla vostra scoperta delle Tremiti selvagge. Si parte la mattina con una visita a Capraia, tra cale deserte, la statua sommersa di Padre Pio e lo snorkeling in acque trasparenti. Il pomeriggio si può esplorare Cretaccio, più piccola e spoglia ma perfetta per foto e immersioni. Si consiglia l’insalata di polpo.
Il sesto giorno nuove esperienze a San Domino, dove in kayak o pedalò si possono raggiungere le calette nascoste di Cala delle Arene. Il pomeriggio ci si può riposare a Cala Matano o sugli Scoglietti del Faro. Al tramonto un aperitivo con musica suonata dal vivo e una finale cena in compagnia dei propri commensali.
Il settimo giorno arriva il momento di partire e lasciare le Tremiti. Un ultimo bagno a Cala dello zio Cesare, il check-out, un po’ di shopping e il traghetto di rientro.
San Domino
San Domino è l’isola principale, che offre maggiori servizi dai ristoranti ai campeggi. Le spiagge migliori sono Cala delle Arene (l’unica sabbiosa), Cala Matano, Cala dello Spido, Cala dell’Elefante. Da non dimenticarsi le grotte e i sentieri come la Ripa dei Falconi e i pini d’Aleppo Guida.
San Nicola
San Nicola è l’isola amministrativa, ospita il porto e il borgo storico. L’ambiente è prevalentemente roccioso con coste alte, perfetto per chi ama fare trekking panoramici. Da segnare sulla mappa il Santuario di Santa Maria a Mare, il Castello dei Badiali e gli storici torrioni.
Capraia e Cretaccio
Capraia e Cretaccio sono le isole selvagge delle Tremiti. Sono le più incontamnate, perfette per lo snorkeling e per il relax. La prima è famosa per la statua sommersa di Padre Pio e alcune piccole cale.
Pianosa e La Vecchia
Pianosa e La Vecchia sono isole piccole e quasi disabitate. Queste due si possono vedere in un’escursione in barca ma non meritano particolar attenzione tanto da fermarsi.
da Redazione | Mag 7, 2025 | Italia Natura
Per chi ama passeggiare per sentieri avere qualche dritta a volte diventa fondamentale, perché se è vero che l’importante è stare all’aria aperta è altrettanto importante affrontare percorsi che possano regalarti emozioni e suggestioni visive. Il nostro Paese è davvero ricco di passeggiate immerse nella natura e farne una classifica è difficile e anche molto soggettivo e se ne trovano davvero tante.
Tra queste abbiamo preso quella stilata dalla piattaforma AllTrails, molto seguita e apprezzata, e ne è emersa una graduatoria davvero interessante. Questi sono così i dieci sentieri più belli d’Italia per fare trekking che ti consigliamo di non trascurare.
Ecco dove sono i dieci sentieri più belli d’Italia per fare trekking
A stilare questa particolare classifica è stata la piattaforma AllTrails un vero e proprio mondo digitale per gli amanti del trekking e delle escursioni. Qui si trovano mappe, indicazioni, foto e recensioni. E proprio in base alle recensioni che sono state espresse dalle utenti facenti parte della sua community è stata stilata la classifica con i dieci sentieri più belli d’Italia per fare trekking.
Il primo posto se lo aggiudica il Trentino Alto Adige con il percorso Col Raiser – Seceda – Forcella Pana – Rifugio Firenze. Si tratta di un sentiero ad anello di 9 chilometri e 800 metri che si percorre in circa 3 ore e mezza per arrivare a un’altezza massima di 2.519 metri. La pendenza soprattutto nella prima parte è notevole e chi non se la sentisse di affrontarla può utilizzare la seggiovia Fermeda
Sul secondo gradino del podio si piazzano ancora le Dolomiti del Trentino con il percorso Adolf – Munkel – Weg. Anche qui sarai davanti a un anello ma decisamente più lungo (12 chilometri e 400 metri) da percorrere in circa 4 ore e 15 minuti. Ti inoltrerai tra boschi e fiumi per un panorama davvero suggestivo. Al terzo posto, invece, c’è il Veneto con i Laghi dei Piani sulle Tre Cime di Lavaredo. È un piccolo prolungamento da un altro percorso che ti permetterà di raggiungere questi meravigliosi laghi. Di inverno potrai fare passeggiate con le ciaspole.
Questi sono gli altri sentieri più belli d’Italia per fare trekking in classifica
Tra i sentieri più belli d’Italia per fare trekking, appena sotto il podio si piazza un’altra escursione sulle Dolomiti: il giro del gruppo del Sassolungo via Passo Sella, un lungo anello di oltre 16 chilometri. Qui ci sono anche rifugi che permettono di pernottare. Al quinto posto troviamo ancora le Tre Cime di Lavaredo con il lago Misurina, un anello di 10 chilometri non molto difficile, ma incantevole.
Per il sesto posto dovrai andare all’altro capo dell’Italia, precisamente in Sicilia con il sentiero panoramico della Grotta Serracozzo, formatasi dall’eruzione dell’Etna nel 1971. È un sentiero ad anello di 5 chilometri e mezzi che ti farà ammirare non solo la valle, ma anche la costa siciliana. Al settimo posto ci sono, invece, i 2 chilometri del sentiero Giro Cinque Torri, vicino a Cortina per ammirare luoghi storici della Prima Guerra Mondiale.
L’ottavo posto ti farà tornare di nuovo al sud, al Sentiero degli Dei che inizia a Nocelle e termina dopo 11 chilometri a Bomerano. È un percorso turistico con splendide viste sulla costa amalfitana. Il nono posto è in Valle d’Aosta ed è il tour del Monte Bianco formato da 12 tappe. Infine, al decimo posto c’è la Liguria con il Sentiero Azzurro che attraversa le Cinque Terre e che tu regalerà paesaggi incantevoli sia sul versante marittimo che su quello dell’entroterra.
da Redazione | Mar 23, 2025 | Calabria Borghi
In Calabria c’è ancora un paese dove si parla greco dopo 3000 anni, ed è il luogo perfetto per respirare la storia in ogni sua forma
Se in un italianissimo borgo si parla ancora una lingua ellenica questi non può che essere definito l’Acropoli della Calabria: stiamo parlando di Gallicianò, una realtà di appena 60 abitanti in cui ancora resiste l’affascinante lingua degli antichi greci.
Itinerario
Un giretto di oltre 250 km, per scoprire un luogo che ha decisamente del magico: un anello di quelli che tanto ci piacciono dove i chilometri sono tanti, le curve ancora di più e i panorami vi resteranno letteralmente scolpiti nel cuore. Partenza da Villa San Giovanni, porta d’ingresso della Calabria per chi viene da sud, ma voi potrete gestirvelo come meglio credete. Si punta a sud con l’aiuto della SS 18 Tirrena inferiore che, dopo qualche chilometro, diventa la SS 1o6 Jonica. Sarete costantemente in affaccio sul mare ma occhio al bivio a Condofuri Marina; qui, difatti, dovrete girare a sinistra e salire decisi fino a Gallicianò. Terminata la visita nell’Acropoli di Calabria, torneremo sulla SS106 per attraversare altri paesaggi e altre meraviglie.
A San Nicola approfittate della SP 2 dir, che svolta decisa dentro l’Aspromonte, per visitare un po’ del misterioso entroterra calabrese; nomi evocativi come Platì, Delianuova e Cirello si alterneranno prima di tornare a vedere nuovamente il mare nei pressi di Palmi. Godetevi quindi l’ultimo tratto di costa tirrenica prima di tornare al punto di partenza.
Gallicianò, l’Acropoli di Calabria, dove ancora resiste l’antica lingua di Zeus
Che il sud Italia e, in particolare, la Calabria in antichità facessero parte della Magna Grecia, ovverosia il complesso di colonie elleniche nella nostra Penisola, è storia più che nota; tutti, infatti, ricordiamo l’assedio di Siracusa del 212 a.C. e altre vicende che abbiamo studiato a scuola. E quindi, diretta conseguenza è che al tempo in tutta questa zona si parlava il greco. Tuttavia, di contro ben pochi sanno che esistono ancora piccole sacche di resistenza di questa antica lingua; ovviamente, com’è normale che sia, non si tratta più del greco degli antichi coloni giacché le fusioni con le lingue locali sono state tante, più o meno incisive. Tuttavia, a Gallicianò si parla ancora una lingua che assomiglia molto di più alla lingua degli abitanti del Peloponneso piuttosto che alla nostra.