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I borghi del Cilento invitano a scoprire una vita immersa nella natura autentica e incontaminata

I borghi del Cilento invitano a scoprire una vita immersa nella natura autentica e incontaminata

Nel cuore del Cilento, tra monti e borghi che sembrano fermarsi nel tempo, qualcosa sta lentamente cambiando l’aspetto di questi luoghi. Per esempio Cuccaro Vetere – piccolo paese di circa 400 abitanti sulle pendici del Gelbison – ha una collocazione geografica che ne ha fatto, nel corso della storia, una roccaforte difensiva di Velia, e in seguito un baluardo dei Normanni, che vi eressero un castello e delle mura, dopo che Federico II fece della città un suo feudo.

Nel borgo, un antico convento francescano – ora ristrutturato grazie a fondi europei – ospita un experience hotel con nove camere. Conserva ancora affreschi trecenteschi e piccoli dettagli settecenteschi, elementi che parlano al tempo. Dentro, l’arredo combina pezzi rurali recuperati con linee di design contemporaneo, essenziali e pratiche. Gli ospiti vivono qualcosa di unico: silenzio, natura in prima fila e sapori dall’orto locale, come i pomodori e la pasta fresca.

Un territorio che dialoga con la storia e la natura

Non è solo un paesaggio dall’aspetto pacato, il Cilento. Qui la storia antica convive con un ambiente che, per fortuna, resta ancora intatto. Cuccaro Vetere insieme ai paesi vicini conserva tracce di epoche diverse: dai greci di Velia ai normanni del Medioevo. E sì, le comunità locali fanno la loro parte organizzando eventi culturali che tirano fuori questo patrimonio dimenticato. In chiese dismesse diventate gallerie d’arte o con visite guidate nel centro storico: occasioni per chi ci abita e per chi arriva, per sentire una storia viva, che si impasta nel tessuto urbano.

Uno degli angoli più affascinanti è la gola dello Stige, scavata dal fiume Mingardo tra rocce calcaree imponenti. Qui spunta un ponte ferroviario del 1894, con otto grandi arcate (ancora maestoso, nonostante l’abbandono). Ai suoi piedi, il borgo di San Severino – quasi fantasma con i suoi castelli e torri longobarde – ricorda il peso strategico che ha avuto nelle epoche passate. Al momento, le associazioni del posto lavorano con passione per tenere viva la memoria storica, grazie a eventi, incontri e iniziative condivise: segno di una resilienza territoriale che racconta quanto la comunità tenga.

La natura sembra il vero padrone di questi luoghi: castagni, rocce calcaree, pini d’Aleppo si alternano in un paesaggio ricco e vario. Fiumi e gole tracciano sentieri naturalistici molto apprezzati. Durante l’inverno un dettaglio non da poco emerge: la luce cambia, magari più intensa o soffusa, e con essa si mette in risalto la selvaggia bellezza della zona. Ecco, chi arriva da città difficilmente nota questi piccoli mutamenti, ma sono proprio loro a dare un’identità precisa al territorio.

Arte, gastronomia e ospitalità come motori di sviluppo

Basta pensare a Pisciotta, cittadina che ospita una biennale di arte contemporanea capace di trasformare tutto il borgo in una galleria a cielo aperto. Stranieri attratti dal matrimonio tra paesaggi rurali e marini comprano immobili, animando così la vita locale e investendo qui. Appena lì, un boutique hotel nato in un ex monastero offre un’accoglienza curata, con terrazza panoramica sul Golfo di Policastro e cucina basata su ingredienti locali e stagionali.

La tradizione culinaria cilentana ha un ruolo da protagonista: prodotti come la mozzarella nella mortella, le alici di menaica e la pasta Carosella spiccano nelle cucine delle strutture locali. Qui, le famiglie portano avanti ricette antiche, che fanno della scelta di materie prime tradizionali una vera bandiera. Un esempio? La Ficheria di Santomiele, dove il celebre fico bianco del Cilento DOP viene essiccato con cura e reinterpretato in piatti moderni, cosa non scontata.

Le zone montane di Omignano e Rocca Cilento sono invece la patria di allevatori che hanno recuperato razze locali, fondamentali per mantenere la biodiversità e produrre formaggi di qualità, realizzati secondo metodi artigianali. Qui l’ospitalità tende a nascere da progetti familiari e comunitari, e accogliere significa molto più di offrire un posto letto: è un vero scambio culturale, un dialogo sui valori della lentezza e della cura delle tradizioni.

Chi vive in città, spesso, non si accorge di quanto questi piccoli centri riescano a conservare una rete sociale attiva e vitale, che va ben oltre il semplice turismo. Palazzo Angelina a Rocca Cilento, ad esempio, è stato restaurato con tanta attenzione e oggi vede intrecciarsi collezioni d’arte e iniziative culturali di rilievo. Così si concilia passato e presente, senza perdere mai quella memoria e autenticità che definiscono il carattere del territorio – e per chi abita qui, è un motivo di orgoglio vero.

Il bosco più antico d’Europa

Il bosco più antico d’Europa

Il più antico bosco naturale d’Europa è in Italia: un gioiello con alberi secolari che si trova nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

Non tutti sanno che in Italia si trova il bosco naturale più antico d’Europa con maestosi alberi secolari, un vero paradiso per chi ama la natura.

In ogni stagione dell’anno è bello passeggiare nella natura che mostra in ogni mese il suo volto meraviglioso e la sua bellezza. In estate, con il caldo, nei boschi e nelle foreste, è bello trovare refrigerio; in primavera, i fiori donano il loro meglio; in autunno, i colori sono pazzeschi e in inverno i paesaggi innevati sono da favola.

E quale posto migliore se non il bosco naturale più antico d’Europa per scoprire la bellezza della natura? Non tutti sanno che questo si trova proprio in Italia e accoglie alberi maestosi e secolari. Ecco dove si trova.

Dove si trova il bosco naturale più antico d’Europa

Il bosco naturale più antico d’Europa si trova in Italia: si tratta della Faggeta di Val Cervara, nel comune di Villavallelonga, nel territorio del parco nazionale d’Abruzzo, Lazio, Molise. Qui si ergono maestosi tanti alberi secolari, un vero spettacolo della natura.

Questa è infatti la faggeta più antica in Europa: il titolo venne conferito dall’Università della Tuscia, quando un team di studiosi è riuscito a confermare l’esistenza di alcuni faggi con più di 100 anni. Alcuni di loro addirittura superano i 480 anni. Gli studiosi, guidati dai professori Schirone e Piovesan, grazie all’analisi dendrocronologica, hanno potuto ricostruire una serie cronologica che andrebbe dal 1523 ad oggi.

Il faggio più antico possiede 503 anelli, ma potrebbe anche essere più “vecchio”. La Faggeta di Val Cervara è stata protetta da Loreto Grande nel dopoguerra e in seguito con l’istituzione del Parco Nazionale d’Abruzzo. Qui si è creato un habitat ad elevata biodiversità, in cui si possono trovare tutte le fasi del ciclo vitale delle foreste naturali di clima temperato, ed è proprio grazie a questo aspetto che i faggi qui vivono così a lungo (anche se in media avrebbero una vita di 250 anni).

Oltre agli alberi, in questo bosco naturale ci sono anche animali come cervo, capriolo, lupo, cinghiale, orso marsicano. E, data la sua importanza, l’Ente Parco ha inserito tutta la Val Cervara nella “zona A”, vale a dire come territorio adibito a Riserva integrale dove si può accedere soltanto lungo l’apposito sentiero contrassegnato. Insomma, è davvero un luogo magico in cui immergersi nella natura più autentica.

Borghi di montagna d’Italia dove l’autunno tocca le cime

Borghi di montagna d’Italia dove l’autunno tocca le cime

L’autunno cambia il passo alla montagna. Le giornate più corte rendono i paesi più essenziali: case di pietra, piazze minute, strade che salgono senza fretta. La vita scorre lenta, senza vetrine patinate né scenografie. Chi arriva trova poche distrazioni e molto spazio per guardarsi attorno. Ogni borgo ha il suo carattere: un campanile che domina la valle, un bar unico aperto quando serve, un sentiero che parte dalle ultime case e sparisce verso i boschi. È un’Italia in salita, ruvida ma sincera. Chi cerca stupori facili resta deluso. Chi cerca autenticità si trova a casa. Per questo motivo, abbiamo selezionato per voi i borghi di montagna più belli d’Italia da visitare in autunno.

Sauris, Friuli Venezia Giulia

Sauris sta in alto, a circa 1.400 metri di quota, dentro una valle stretta che sembra tagliata a coltellate tra le Dolomiti friulane. Le case in legno hanno tetti pesanti, pensati per l’inverno vero. In autunno l’aria è pulita e tagliente, il lago sotto il paese cambia colore più volte al giorno e le giornate scorrono senza rumore. La gente parla ancora il dialetto germanico di origine medievale e le botteghe sono poche ma vive. Chi cammina tra le frazioni scopre balconi carichi di legna, strade che si arrampicano senza cerimonie e boschi che si chiudono appena fuori dalle ultime case.

Greccio, Lazio

A 705 metri di altitudine, Greccio si arrampica su un costone dei Monti Sabini con la valle che si apre sotto di lui. Il borgo sembra costruito senza schema, case di pietra e mattoni strette una all’altra, strade irregolari che seguono la pendenza naturale del terreno. In autunno i castagni e gli aceri intorno cambiano colore rapidamente, mentre l’aria si fa più tagliente e pulita, regalando una luce diversa a ogni ora del giorno. Le piazze restano quasi sempre vuote, interrotte dal passaggio dei residenti o dal rumore di un portone antico. La sensazione che si avverte è quella di essere in un luogo vivo, in cui la montagna detta il ritmo e le giornate scorrono con calma.

Castelmezzano, Basilicata

Castelmezzano sorge a circa 750 metri di altitudine, incastonato tra le pareti rocciose delle Dolomiti Lucane. Il borgo sembra sospeso tra cielo e terra, con case in pietra che si arrampicano lungo i fianchi della montagna e vicoli stretti che conducono a piazzette minime. Durante questa stagione le rocce cambiano tonalità con la luce del mattino e i boschi circostanti si tingono di rosso, arancio e giallo, creando un contrasto netto con le facciate scure delle abitazioni. Qui l’autunno non decora, definisce.

Ortisei, Trentino‑Alto Adige

Un altro dei borghi di montagna più belli d’Italia per l’autunno è Ortisei, che si erge nei cieli a circa 1.230 metri di altitudine. Il villaggio si apre nel cuore della Val Gardena, circondata dalle pareti dolomitiche che si stagliano nette contro il cielo autunnale. In questo periodo la natura attorno ad esso cambia: i boschi si colorano di giallo, arancio e rosso, mentre l’aria torna a essere tagliente e la visibilità si fa limpida. Le strade pedonali animate dalle vetrine e dalle botteghe artigianali si mescolano a scorci più silenziosi verso i boschi e le alture.

Castelluccio di Norcia, Umbria

Castelluccio di Norcia appare all’improvviso, come un minuscolo punto sospeso nella Piana Grande. Le case in pietra si addensano lungo le viuzze strette e ogni angolo sembra pensato per resistere al tempo e al vento. In autunno la piana si svuota e l’aria diventa nitida, tagliente, portando con sé il profumo della montagna: il borgo si trova infatti a circa 1.452 metri di altitudine, e la quota si sente nei passi più pesanti e nei panorami più larghi. I pendii circostanti si vestono di toni caldi, aranciati e marroni, e il silenzio amplifica il ritmo lento della vita quotidiana.

Opi, Abruzzo

C’è poi il bellissimo borgo di Opi che emerge tra i boschi del Parco Nazionale d’Abruzzo, con case in pietra e tetti scuri che si addensano intorno al centro storico. L’aria autunnale porta un fresco deciso e i colori dei faggi e dei carpini cambiano rapidamente, creando un mosaico di rosso, arancio e oro. Il borgo si trova a circa 1.250 metri di altitudine, e la quota si percepisce nei panorami ampi e nel silenzio quasi assoluto che circonda le strade.

Ossana, Trentino

Tra le montagne della Val di SoleOssana si adagia lungo la strada principale del paese, con case in pietra decorate da vecchi affreschi e balconi in legno che sembrano sospesi tra cielo e valle. In autunno l’aria si fa più fredda e limpida, il sole scende presto dietro le vette e i prati intorno al villaggio si colorano di giallo e marrone. Il paese si trova a circa 920 metri di altitudine, regalando freschezza nelle mattine e nitidezza dei panorami sulle montagne circostanti. Passeggiando tra i portoni e le viuzze, si nota la vita quotidiana che scorre calma: qualche campanello, il rumore della legna spaccata e le finestre illuminate.

Gallura, la parte più selvaggia e straordinaria della Sardegna

Gallura, la parte più selvaggia e straordinaria della Sardegna

Nel nord della Sardegna c’è una terra autentica e sorprendente, capace di conquistare chiunque la visiti. Parliamo della Gallura che con le sue imponenti scogliere e la sua acqua limpida assomiglia a una sperduta meta tropicale.

La Gallura unisce spiagge da sogno, tradizioni millenarie e borghi pittoreschi, creando un mix perfetto per chi cerca mare, cultura e natura. Ti sei mai chiesto da dove deriva il nome Gallura? Questa meravigliosa regione nasconde un passato affascinante. Scopri con noi l’origine di questo toponimo intrigante.

Gallura: l’origine di un nome carico di storia

Questa affascinante regione, conosciuta per i suoi panorami spettacolari, ha un passato antichissimo. Il suo nome potrebbe derivare dal termine latino “Galle”, che forse si riferisce a insediamenti di popolazioni galliche. Sebbene questa sia solo un’ipotesi, ci racconta molto sulle radici culturali di questa terra, spesso sottovalutate. Inoltre, il fatto che la Gallura sia stata uno dei Giudicati di Sardegna nel Medioevo evidenzia la sua importanza non solo geografica ma anche storica.

Granito, Nuraghi e tradizioni: il cuore della Gallura

Il granito rosa è un simbolo distintivo della Gallura, con ogni pietra che racconta storie di lavorazione e orgoglio locale. Ma non è tutto: i Nuraghi, sparsi ovunque, sono testimoni silenziosi di una civiltà preistorica ricca di mistero e fascino. È sorprendente pensare che queste costruzioni conservino segreti ancora da scoprire, testimoniando un passato molto più ricco di quanto si immagini.

Paesaggi, balli e tradizioni senza tempo

La Gallura non è solo pietre e storia. Le sue coste frastagliate e i paesaggi mozzafiato sono il palcoscenico di tradizioni vive, come il ballo tondo e le danze popolari che animano le feste locali. Ogni gennaio, la Cavalcata Sarda travolge la regione con i suoi colori e costumi antichi, un evento che fa battere il cuore di chi ama la cultura autentica. I pastori galluresi mantengono viva la tradizione di allevamento, seguendo metodi tramandati da generazioni.

Riflessioni sulla ricchezza culturale della Gallura

Pensandoci bene, la Gallura è un mosaico di storie e culture che si intrecciano in modo sorprendente. La produzione di sughero, ad esempio, non è solo economia, ma un legame con la natura e la tradizione. È incredibile come questa terra custodisca ancora oggi un patrimonio così vivo e radicato, capace di affascinare chiunque vi si avvicini.

Castel di Tora: il borgo incantato nella valle del Turano

Castel di Tora: il borgo incantato nella valle del Turano

Nel cuore del Lazio, immerso tra le verdi colline della Valle del Turano, si cela un autentico tesoro paesaggistico e culturale chiamato Castel di Tora che regala atmosfere senza tempo. Scoprire questo borgo significa immergersi in un’esperienza che unisce natura incontaminata, storia millenaria e tradizioni genuine, offrendo un rifugio ideale lontano dal caos delle grandi città.

La Valle del Turano rappresenta una delle aree meno conosciute ma più affascinanti del Lazio, grazie al suo paesaggio variegato fatto di boschi, corsi d’acqua e piccoli centri abitati che conservano intatto lo spirito autentico della regione. Qui sorge il borgo di Castel di Tora che, con le sue case in pietra, le viuzze strette e la vista mozzafiato sul lago Turano si presenta come un gioiello nascosto da scoprire.

Il borgo, parte integrante del Parco Naturale Regionale del Monti della Laga offre ai visitatori non solo un patrimonio architettonico di grande valore ma anche numerose opportunità per attività all’aria aperta, come trekking, mountain bike e pesca sportiva. La presenza del lago Turano, una riserva d’acqua naturale di rara bellezza, contribuisce a rendere il paesaggio ancora più suggestivo soprattutto nei mesi primaverili ed estivi quando la natura esplode in tutta la sua vivacità.

Cenni storici su Castel di Tora

Il borgo è a due passi da Roma e storicamente ha subito diversi domini. Dalla signoria dei Brancaleoni alla presenza di Federico II di Svevia, dagli Orsini ai Borghese fino a diventare, dopo l’Unità d’Italia, parte della grande provincia di Perugia, per poi passare al Lazio in tempi più recenti, nel 1920. Una storia movimentata che ha permesso a questo borgo nella Valle del Turano di subire diverse influenze che ne hanno accresciuto il fascino nel tempo.

Castel di Tora si erge in posizione sopraelevata rispetto al lago e vanta origini antiche tanto che le sue prime tracce risalgono al 1035. Un borgo che un tempo era noto sotto il nome di Castelvecchio ma che oggi è conosciuto con il suo nome attuale. Un luogo magico che si specchia sull’acqua del lago e dona delle atmosfere incantate a questo bellissimo borgo laziale capace di donare emozioni uniche a chiunque vi si reca. Un luogo dalle spiccate caratteristiche medievali e immerso nella natura capace di regalare degli scorci e dei colori che lasciano senza fiato.

Valorizzazione turistica e iniziative culturali

Eventi culturali, sagre tradizionali e mostre artigianali si susseguono durante tutto l’arco dell’anno. La gastronomia locale, ricca di prodotti tipici come gli strigliozzi, maccheroni fatti a mano secondo tradizione o il polentone, una pietanza cotta sul fuoco in un calderone che viene condito con aringhe, tonno, baccalà e alici sono alcuni dei piatti tipici della cucina locale e della tradizione regionale ma anche formaggi, salumi e vini autoctoni. rappresentano una ulteriore attrazione per i turisti.

Il borgo della Valle del Turano ha saputo mantenere intatta la sua identità, resistendo alle spinte della modernità e offrendo così un’immersione totale nelle radici storiche e culturali del Lazio. Le strutture ricettive, spesso gestite da famiglie locali, garantiscono un’accoglienza calorosa e personalizzata, rendendo ogni soggiorno un momento di vero relax e scoperta.

La tutela dell’ambiente e la promozione di un turismo responsabile sono temi centrali per la comunità locale. Progetti di conservazione e sensibilizzazione ambientale sono stati implementati per preservare la flora e la fauna della zona nonché per mantenere puliti e accessibili i sentieri naturalistici.

La Valle del Turano e il suo borgo rappresentano dunque una meta ideale per chi cerca un contatto diretto con la natura, la storia e la tradizione, lontano dai circuiti turistici più battuti. Un gioiello nascosto che merita di essere scoperto e ammirato capace di regalare emozioni profonde e ricordi indelebili.

Rotonda, un borgo immerso nella natura che racconta la Basilicata più autentica

Rotonda, un borgo immerso nella natura che racconta la Basilicata più autentica

Questo meraviglioso borgo nel Parco Nazionale del Pollino, nella bellissima regione della Basilicata, è un gioiellino da non perdere. Scopriamolo insieme…

Nel cuore della Basilicata, immerso nella natura, si trova un piccolo borgo dal fascino senza tempo chiamato Rotonda. Celebre per i suoi paesaggi meravigliosi, per gli scorci mozzafiato e per il suo centro storico di rara bellezza questo borgo uno di quei luoghi da visitare almeno una volta nella vita. Qui la vita scorre lenta, le tradizioni sono ancora molto presenti e la natura gioca un ruolo fondamentale, contribuendo a ricreare un’atmosfera di puro relax. Insomma, tutto qui sembra sospeso nel tempo, lontano dai ritmi frenetici delle grandi città. Un angolo di pace dove riscoprire la bellezza delle piccole cose e lasciarsi incantare dalla semplicità.

Questo Borgo della Basilicata è un gioiellino immerso nella natura

Rotonda, situato nel cuore del Parco Nazionale del Pollino è circondato da una natura verdeggiante e paesaggi montani spettacolari, questo paese conserva un fascino autentico, fatto di tradizioni, storia e gentilezza. A completare il quadro, la sua tradizione enogastronomica, ricca di prodotti locali tutti da assaggiare. Insomma, Rotonda è il luogo perfetto per chi cerca tranquillità, autenticità e il contatto diretto con la bellezza del territorio lucano. Ma scendiamo più nei dettagli..

Alla scoperta del suo centro storico, un vero sogno ad occhi aperti

Situato a 580 metri di altezza e popolato da 3.400 abitanti, Rotonda è un borgo immerso nella natura davvero suggestivo. Non solo è sede del Parco Nazionale del Pollino, ma conserva anche un nucleo medievale suggestivo e ben tenuto, da visitare se siete in visita qui. La prima attrazione da non perdere è sicuramente il Museo Naturalistico e Paleontologico del Pollino, dove sono esposti reperti fossili animali, vegetali e minerali rinvenuti in questo territorio. Tra i più interessanti, spiccano un raro esemplare di Elephas antiquus italicus, mammifero che popolava il bacino del Mercure nel Pleistocene, lo scheletro di un Hippopotamus e testimonianze della presenza dell’uomo nel parco nell’età del bronzo.

Prendetevi poi del tempo per fare una lunga passeggiata nel centro storico, dove potrete ammirare alcune delle attrazioni più importanti, come la Chiesa Madre di Santa Maria Assunta, con il suo imponente campanile e preziosi affreschi interni. Da non perdere poi la Chiesa del Rosario e la Chiesa di San Nicola di Mira, due edifici religiosi ricchi di storia e arte sacra. Passeggiando tra i vicoli, vi imbatterete anche in diversi antichi palazzi nobiliari, come Palazzo Amato e Palazzo Rondinelli, testimonianza dell’importanza storica del borgo. A rendere questo borgo ancora più suggestivo, le caratteristiche fontane in pietra (le più famose sono quella dell’Elefante e Susu) e le edicole votive che raccontano la spiritualità popolare del luogo. Insomma, Rotonda, con le sue interessantissime cose da vedere, è un gioiellino del sud Italia da visitare almeno una volta nella vita.

Il Parco Nazionale del Pollino e tutte le cose da fare a contatto con la natura

Rotonda è la meta perfetta per gli amanti della natura. Qui infatti, è possibile andare alla scoperta del Parco Nazionale del Pollino, un’area protetta tra le più estese d’Italia, ricca di biodiversità, sentieri panoramici e paesaggi mozzafiato. Meta perfetta per gli appassionati di trekking, escursionismo e birdwatching, qui si trovano diversi percorsi che si snodano tra boschi secolari, gole e cime, come il Monte Pollino e la Serra Dolcedorme. Durante la vostra giornata qui, visitate il pino loricato, simbolo del parco e specie rara che cresce solo in quest’area. Un’altra attività da fare è percorrere il Sentiero Croce, un itinerario suggestivo che raggiunge una Croce in metallo, dono dei Padri Passionisti negli anni cinquanta alla Comunità rotondese. Non serve aggiungere altro… Rotonda ruberà il cuore degli appassionati di natura e attività outdoor!

I piatti tipici locali da non perdere, un’esplosione di gusto e sapore

Come già anticipato, questo borgo è celebre per i suoi prodotti tipici locali, una vera esplosione di gusto e sapore. Tra i più famosi, spiccano due eccellenze D.O.P.: I Fagioli bianchi di Rotonda e la Melanzana rossa di Rotonda, cui è dedicata anche una rinomata Festa che si svolge a fine agosto. La Melanzana Rossa di Rotonda DOP, dalla forma piccola, rotonda, di colore arancio intenso con sfumature verdognole e rossastre e dal profumo intenso e fruttato, ha un sapore piccante e un finale leggermente amarognolo. I Fagioli Bianchi DOP invece, si distinguono in due tipi: il Fagiolo Bianco e il Tondino o Poverello Bianco. Sono fagioli ad alto contenuto proteico grazie ai terreni fertili e ricchi di azoto e zolfo. Impossibile visitare Rotonda e non degustare queste prelibatezze!